Murdoch convince i Bancroft e conquista il Wall Street Journal

da Milano

Rupert Murdoch ha vinto. Più di metà dei componenti della famiglia Bancroft, che da 105 anni controlla il gruppo Dow Jones, ha accettato di cedere la propria quota. La percentuale di adesioni all’offerta all’editore di origine australiana è vicina al 40% del capitale. In tutto i Bancroft controllano il 64% della società e Murdoch aveva indicato come condizione per dar corso all’acquisizione di ricevere «sì» corrispondenti ad almeno il 30% delle azioni. Sommato al 29% sul mercato la quota garantiva il successo all’operazione (gli Ottaway, un’altra famiglia canadese che possiede il 7% aveva già detto che non avrebbe venduto).
L’ultimo via libera è arrivato dopo giorni accaniti di trattative ed è stato ratificato nel tardo pomeriggio di ieri ai consigli di amministrazione delle due società coinvolte, News Coporation e Dow Jones. Alla fine hanno vinto i soldi: 5 miliardi, corrispondenti a un valore di 60 dollari per azione (ieri dopo le indiscrezioni su un’intesa il titolo ha guadagnato il 12%, avvicinandosi al prezzo dell’offerta), il 65% circa in più del valore del titolo il 30 aprile, ultimo giorno di contrattazioni prima che Murdoch rendesse note le proprie intenzioni.
In un primo tempo le resistenze sono apparse legate al desiderio di mantenere l’indipendenza dell’agenzia Dow Jones e del Wall Street Journal, fiori all’occhiello del gruppo. Murdoch ha risposto negoziando con il consiglio di amministrazione di Dow Jones un’intesa per la tutela dell’autonomia delle redazioni. Si aperta così una prima breccia nelle resistenze degli ormai quasi ex proprietari. A fiaccare ulteriormente i no è stato, con tutta probabilità, l’insuccesso dei tentativi di creare cordate alternative. I gruppi interpellati sono stati molti: da General Electric (proprietaria del canale tv Cnbc) a Pearson, editore del Financial Times. In campo sono scesi anche due imprenditori Usa, Brad Greenspan e Ron Burkle. Alla fine, però, anche il ramo familiare rappresentato da un trust di Denver (9,1% del capitale), in un primo tempo tra gli oppositori più accaniti, ha alzato bandiera bianca. Ultimo argomento: la creazione di un fondo spesato da Dow Jones a copertura delle spese legali e finanziarie della famiglia (30 milioni).
Nel carniere di Murdoch, australiano, naturalizzato americano all’inizio degli anni 80, è finita così quello che con una frase fatta si definisce spesso la Bibbia del capitalismo americano, Il Wall street Journal. Liberista e conservatore, il Journal è stato fondato nel 1889 da tre reporter (Charles Dow, Edward Jones e Charles Bergstresser), co-fondatori anche di Dow Jones. Sede principale a New York il quotidiano vende ogni giorno 1,7 milioni di copie nei soli Stati Uniti, che diventano 2,6 milioni tenendo conto di edizioni all’estero e abbonamenti online. Il giornale vanta anche il primo sito web di informazioni a pagamento con oltre 900mila abbonati.