Murdoch, finanza e costruttori: i poteri forti che spingono Fini

Dietro il tentativo di affondare Berlusconi un insieme eterogeneo di
interessi, dall’informazione al mondo bancario. La regia degli ex Dc-Psi
in Campania

Roma Ma chi sono i poteri (più o meno forti) che appoggiano l’operazione anti-Cav di Fini? Molti, in ambiente Pdl, cominciano a farsi questa domanda. Imprenditori legati a Fini e alla galassia di uomini a lui fedeli (a partire da Bocchino e Urso), ce ne sono e non da ora. Ma tra quelli, molti, che in passato hanno finanziato la vecchia An o anche le iniziative successive al suo scioglimento nel Pdl, quanti condividono e sono disposti ad appoggiare la nuova stagione «progressista» e anti-berlusconiana di Fini? Qualche ex colonnello di An, come il ministro Altero Matteoli, si confessa molto scettico sull’ipotetico appeal dei finiani nel mondo industriale: «Un imprenditore che adesso segua Fini? Vorrei vederlo coi miei occhi prima di crederci. Mi sembra veramente troppo debole Fini», spiega Matteoli. Tuttavia, una geografia di poteri neo-finiani si può forse tracciare in modo verosimile, partendo da alcuni punti fermi.
Intanto, l’area di interessi imprenditoriali che fa riferimento, in Campania, a Italo Bocchino, da molti indicato come il vero motore economico della scissione finiana (a fortissima caratterizzazione campana, visto che anche l’altro capogruppo, Pasquale Viespoli, viene dalla quella regione). Qui si fa riferimento a potentati radicati dalla prima Repubblica, nelle due versioni dominanti in Campania, quella democristian-pomiciniana e quella socialista. Bocchino è legato personalmente ad entrambe le aree. Alla prima sarebbe riconducibile, secondo le ultime indiscrezioni raccolte dalla Voce delle voci circa le intricate partecipazioni nella società editrice del quotidiano Il Roma di cui è stato amministratore Bocchino, per il tramite di quel Vincenzo Maria Greco già «uomo macchina» di Cirino Pomicino e plurindagato all’epoca di Tangentopoli. Mentre con l’imprenditoria cresciuta all’ombra del Garofano negli anni ruggenti del Psi campano, Bocchino è addirittura imparentato, avendo sposato la figlia di Eugenio Buontempo, imprenditore napoletano protagonista nei primi anni ’90 della Tangentopoli in versione partenopea.
Un altro versante è quello che fa riferimento al viceministro Adolfo Urso (non a caso, delegato finiano per l’area attività produttive-sviluppo economico) e che spunta anche nella compagine che finanzia FareFuturo. Un elenco dei «donors» del think tank finiano è difficile averlo (le fondazioni non sono tenute a renderlo pubblico), ma di alcuni nomi si può dire. Quelli che siedono nel Consiglio della fondazione, come Emilio Cremona, presidente del gruppo metallurgico Focrem, Giancarlo Ongis presidente e ad del colosso Metal Group Spa, o Rosario Cancila, imprenditore di origine siciliana trapiantato a Bologna che è anche azionista di «Immobiliare agricola lo Schioppo», società che per soci ha Pietro e Dario Urso, figli di Adolfo. Sempre ramo costruzioni ci sono, come amici di FareFuturo, Michele Mazzucconi della Mazzucconi Spa (fonderie), e Sergio Vittadello della Intercantieri Vittadello (Lavori stradali, dighe, acquedotti etc). Ancora nel settore edile, come fundraiser finiani ci sono Simon Pietro Salini della Salini Costruttori, Luca Parnasi del gruppo Parsitalia, ed Elia Federici di Ares 2002. Secondo Italia Oggi, poi, tra gli sponsor di Fini vanno annoverati anche banchieri come Giovanni Antonini, presidente della Banca Popolare di Spoleto, imprenditori televisivi come Gaetano Rebecchini, della famiglia che controlla la tv laziale Super 3 e imprenditori della moda come Massimo Berloni.
È chiaro che un potere finiano, anche solo a livello regionale, metterebbe in gioco interessi economici rilevanti. Progetti importanti come quello che, sul litorale flegreo, sta portando avanti l’imprenditore Livio Cosenza, a capo di una società, la Waterfront Flegreo Spa (insieme a Finmeccanica e Pirelli), che ha un piano per riqualificare tutta l’area con un porto e strutture turistiche. Per un caso, la figlia di Cosenza, Giulia, è uno dei 34 deputati finiani, e siede tra l’altro nella Commissione Ambiente, territorio e Lavori pubblici. Che tra l’altro si occupa anche dei problemi ambientali del litorale flegreo, verso cui sono dovrebbero essere destinati ingenti fondi pubblici. Che sia stata proprio la finiana Cosenza, con ben tre interrogazioni, a chiederlo, ha fatto parlare a qualcuno di un piccolo conflitto di interessi in casa Cosenza.
Altri poteri «finiani»? Sicuramente alla Sky di Rupert Murdoch non dispiacerebbe un disarcionamento del Cavaliere. Anche qui è difficile sia solo un caso che James Murdoch abbia concordato a Roma con Fini, Bocchino e Barbareschi, il lancio di un nuovo canale, Babel, dedicato al grande tema «finiano» della cittadinanza. Come pure sono certi i contatti tra i finiani che si occupano di giustizia e l’ala più movimentista della magistratura. L’Anm di Palamara (solidi rapporti con Fini), e la magistratura siciliana che indaga su Stato-mafia (qui il tramite è Granata). Il tempo dirà se il cavallo su cui hanno scommesso i «poteri forti» vicini a Fini vale la posta. Quel che sembra certo, è che per capirlo ne servirà poco, di tempo.