La Murino nei vicoli di Bahia

Non è stato senza dubbio semplice riuscire a trasporre un romanzo così ricco di immagini suggestive, retto sulla cifra stilistica indiscutibile di un grande autore, sostenuto da un certo humour e rispettoso di un'architettura perfetta; se nel 1976 fu Bruno Barreto ad abbracciare la sfida con una versione cinematografica del romanzo di Jorge Amado, al Teatro Manzoni, fino al 28 febbraio, sarà Emanuela Giordano a presentare il risultato, già premiato dalla critica e dal pubblico anche solo dopo poche repliche, dell'impegnativa operazione drammaturgica e registica di Dona Flor e i suoi due mariti. In questa trasposizione teatrale, efficace soprattutto per il rispetto dello spirito originario e della parola di Amado, il ruolo di protagonista - la bella Flor, onesta e schiva, inseguita dai desideri e da un certo appetito d'amore - è riservato al fascino mediterraneo di Caterina Murino, affiancata da Paolo Calabresi e Pietro Sermonti. «Si tratta di una prima europea - racconta la Giordano -. Spero sia il primo capitolo di una trilogia che amerei dedicare a un uomo di grande umanità e saggezza, di immensa ironia, di amore e devozione verso le donne». Dona Flor accompagna il pubblico tra i vicoli poveri di una città qualsiasi. Dopo un anno di sofferto lutto stretto, la protagonista si risposa con Teodoro, un morigerato farmacista, interpretato da Paolo Calabresi. Quando la bella creatura bahiana si rende conto che un solo marito non è sufficiente per accontentare il suo appetito d'amore e per raggiungere l’equilibrio, ecco che, attraverso evocazioni, la gentile e candida Flor, superando il confine tra la vita e la morte, lascia rivivere lo spirito del primo consorte, il vivace e compianto Vadinho. «Amado ha utilizzato la sua genialità per legalizzare l'unione di due uomini e una donna - commenta Caterina Murino -. Dona Flor è una splendida figura dai mille colori che passa dal grigiore della sofferenza alla scoperta di nuove bellezza della vita. Sia chiaro, il mio personaggio non è un'erotomane, ma una donna moderna». Frutto di un'artistica sinergia, dove la grazia si coniuga con la poesia, col divertimento e col pensiero, lo spettacolo prevede un ulteriore «personaggio»: la musica originale di Bubbez Orchestra, parte integrante della vicenda e della prosa.