Murino, Trinca, Favino Arrivano i nuovi pendolari del cinema

Dopo la Bellucci e Giannini, i più giovani recitano in Francia e per Hollywood. La Bond girl: «All’estero mi conoscono, ora so quattro lingue»

da Milano

Vanno e vengono con lo spirito dei globetrotter. Due mesi qui, quattro là. Di giorno fanno corsi accelerati di slang per non sembrare provinciali allo sbaraglio, la sera studiano nervosamente i copioni in originale, per non far pessime figure al primo ciak. Destinazione: i set oltreconfine, che siano in Francia, Gran Bretagna o, meglio ancora, a Hollywood. Il cinema internazionale chiama e loro prontamente rispondono.
Chi sono? Sono i nostri divi da esportazione. O meglio i pendolari del grande schermo. Attori pronti ad attraversare i confini d’Italia per dare lustro alla carriera o scoprire nuovi orizzonti professionali. Per qualcuno basta il bagaglio a mano, per altri bauli da traslocare ogni volta chissà dove, perché certi tornano, giusto il tempo di un film, altri decidono di emigrare per sempre. Esempio: Caterina Murino. Era una letterina tv di Passaparola, poi, dopo l’esordio nel cinema in Le ragazze di Miss Italia di Dino Risi, il grande salto: decise di trasferirsi a Parigi entrando a far parte della little Italy, o meglio della petite Italie di celluloide a bordo Senna, come già hanno fatto con successo Laura Morante e Monica Bellucci. Un’idea vincente che le ha consentito di ottenere una piccola parte da Bond girl nell’inglese 007 Casino Royale, e tanti altri ruoli internazionali, da The garden of Eden di John Irving a St. Trinians accanto a Colin Firth. «All’estero sanno chi sono, ora parlo quattro lingue, giro film in Francia, partecipo a mini-fiction in Argentina, dico sì a produzioni Oltremanica, ho un agente a Los Angeles e un manager a New York», ha dichiarato recentemente Caterina Murino, senza temere di perdere il senso dell’orientamento. «Eppure mi sento italiana al cento per cento». Sarà per questo che ha deciso di tornare temporaneamente sui suoi passi e di girare in Sardegna, la sua isola, La vedova scalza, tratto dal romanzo di Salvatore Niffoi e diretto da Ciro Coppola, storia di un amore che vive oltre la morte e di un angelo vendicatore del consorte ucciso. Poi, però, farà ritorno in tutta fretta nella Ville Lumière.
Caterina Murino e tanti altri. Tutti pronti a partire, andare, girare dove spira più forte il vento del grande cinema, soprattutto se qui il successo non è proprio tridimensionale. Per molti, al momento, è un’andata e ritorno. Come per Claudio Santamaria, chiamato ad interpretare un terrorista nell'ultimo James Bond, tra L’ultimo bacio e la fiction su Rino Gaetano. Oppure per Jasmine Trinca: in autunno la prediletta da Nanni Moretti è emigrata in Israele per girare La legge del più forte di Alain Tasma, ambientato ai tempi della prima guerra contro l’Irak, e dove ha il ruolo di una ragazza italo-francese che va a studiare a Gerusalemme e vive le conseguenze minacciose del conflitto. Per altri, invece, si tratta di un vero e proprio pendolarismo cinematografico. Così capita a Andrea Di Stefano, che va e viene dagli Stati Uniti sin da quando si trasferì giovanissimo per studiare all’Actor’s Studio ed entrare dritto nel mondo del cinema, alternando molte pellicole oltreoceano, tipo Prima che sia notte accanto a Johnny Depp, ad altre made in France, come il recente Ne te retourne pas, dramma di personaggi dalla doppia identità psicologica, con Sophie Marceau e Monica Bellucci, a qualcuna made in Italy come A luci spente di Maurizio Ponzi.
A.a.a., scritture internazionale cercansi. In questi anni le hanno trovate con molto successo Raoul Bova e Vittoria Mezzogiorno, Stefano Accorsi e Valeria Golino. E prima ancora un colosso del nostro cinema, Giancarlo Giannini, che di tanto in tanto è emigrato per farsi dirigere dai più grandi, da Fassbinder a Stanley Kramer, da Coppola a Ridley Scott e recentemente non ha disdegnato parti da coprotagonista nell’ultimo e nel prossimo James Bond. Sembravano un’eccezione e invece sono diventati ormai una schiera: attori cosmopoliti che recitano senza frontiere e si prendono applausi a diverse latitudini.
C’è chi, dopo aver conquistato l’Europa, è andato alla scoperta dell’America. Come Sergio Castellitto, che nel secondo capitolo de Le cronache di Narnia sarà il perfido Miraz, il re dei Telmarini pronto a strappare il trono al principe di Caspian, accanto ad un altro attore emigrante, Pierfrancesco Favino che nel fantasy sarà Lord Glozelle, l’oscuro comandante delle truppe nemiche di Caspian: lui in America c’è già stato per interpretare Cristoforo Colombo in Una notte al museo con Ben Stiller e c’è da scommetterci che ci ritornerà, dopo essere stato scelto da Spike Lee per Miracolo a Sant’Anna, un ottimo passe partout per farsi corteggiare dalle major internazionali. Perché in fondo, come disse una volta Quentin Tarantino: «A Hollywood puoi venire da qualsiasi posto, non hai bisogno di un diploma. Nessun diploma ti fa avere un ingaggio come attore o come regista. A loro non interessa chi sei e da dove vieni: devi riuscire ad avere la prima scrittura, è dura ma allora sei sulla buona strada. Il resto sta a te, qualunque cosa hai da offrire».