Il muro antispaccio scatena la guerriglia no global

L’assassina ha anche sventrato la vittima con cui era cresciuta per rubarle il feto

Marino Smiderle

da Padova

La Questura vieta la manifestazione? E che importa, andiamo lo stesso. Anzi, per usare il linguaggio politicamente corretto dei no global padovani, andiamo a fare un «assalto culturale al muro del proibizionismo». La cultura dei centri sociali prevede caschi, carrelli della spesa e bastoni per sfondare il muro antispaccio di via Anelli a Padova, eretto dall’amministrazione comunale di centrosinistra per rendere la vita difficile alla criminalità organizzata e proteggere la sicurezza di chi abita da quelle parti.
I pacifisti di Luca Casarini hanno assaltato, mica tanto culturalmente, la zona transennata di via Anelli verso le 18,30, nonostante un’apposita disposizione della Questura avesse vietato il passaggio dei manifestanti da quelle parti. Ovvio che i no global non si formalizzano davanti alle carte bollate, e nemmeno davanti alle forze dell’ordine schierate per far rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini. Via, all’assalto, per spaccare il muro del razzismo, per arrivare davanti alle palazzine occupate dagli immigrati e manifestare solidarietà.
Radio Sherwood, megafono del movimento, racconta quel che accade: «Mentre i manifestanti tentano di spostare le transenne, di tagliare le recinzioni di via Anelli, viene ordinata una carica contro il corteo. Guardia di finanza, carabinieri, polizia si scagliano con furia alla volta degli antirazzisti. Partono lacrimogeni ad altezza uomo. Ma la resistenza al muro non si ferma».
Ci sono le forze dell’ordine schierate, c’è il divieto a sfilare lì davanti, cosa può succedere se i manifestanti cercano di sfondare? Per cominciare, c’è un violento diverbio tra il portavoce del centro sociale «Pedro», Max Gallo, e il presidente del Comitato dei cittadini del quartiere della Stanga, Paolo Manfrin: gli agenti li separano, ma Manfrin si becca due sberloni, con in sottofondo gli applausi dei «pacifisti».
E poi l’assalto «culturale» entra nel vivo. Caschi ben allacciati, musica a pieni watt e via, si parte contro il muro, contro il «nuovo Cpt» di via Anelli. I poliziotti e carabinieri, in assetto antisommossa, rispondono lanciando lacrimogeni per disperdere i no global. E non solo lacrimogeni. Ci sono scontri, nascosti dalla nebbia artificiale dei gas. Quattro manifestanti vengono fermati.
«La carica è stata concertata con Roma -, denuncia Luca Casarini -. La repressione contro i manifestanti è stata preordinata da Padova e da Roma. Con la copertura di Rifondazione comunista, che ha santificato il muro di Via Anelli, creando un ghetto». Se anche i comunisti sono dalla parte dei poliziotti, per i noglobal si fa dura.