Muro di Berlino, sfrattato il Memoriale delle vittime

Una banca manda l’ufficiale giudiziario e si riprende il terreno che ospita il museo. Imbarazzo della giunta rossa. Protesta Cdu

Elo Foti

Sui libri di storia hanno avuto il sopravvento quelli contabili. E in Germania l’indignazione è grande. Il Memoriale alle vittime del Muro di Berlino, ospitato su un terreno della Dag Bankaktiengesellschaft, è stato spazzato via ieri dalle ruspe mandate dalla banca, che ha voluta tornare in possesso della sua proprietà, posta proprio davanti alla mitica baracca del Check Point Charlie, il più famoso valico di frontiera tra le due parti della capitale tedesca, quando questa era ancora divisa dalla Cortina di ferro. Componevano il Memoriale 1.067 croci di legno, una per ogni persona uccisa dai comunisti mentre tentava di fuggire dall’Impero del male rosso e rifarsi una vita nel mondo libero, in Occidente. A nulla sono serviti gli appelli all’Istituto di credito affinché consentisse a quei semplici pezzi di legno di restare e ricordare. Questa volta la Memoria ha perso la sua battaglia.
Così, dove fino a ieri il visitatore poteva leggere i nomi di 1.067 caduti per la libertà (anche per quella della banca), sorgerà forse un grattacielo con appartamenti di lusso, forse un centro commerciale. Chissà. Peggiore pubblicità la Dag non avrebbe potuto farsela. Per riavere il suo terreno e sloggiare il Memoriale, aveva dovuto rivolgersi al tribunale (il contratto era scaduto) e il giudice Christian Günther non ha potuto che accogliere la richiesta e ordinare lo sfratto delle croci, puntualmente eseguito ieri mattina da un ufficiale giudiziario presentatosi con tanto di atto, ruspe e squadre di operai. Un sacerdote, padre Vincens, benediva i simboli della cristianità che venivano sradicati e ad alcuni dei quali si erano incatenati dimostranti anticomunisti, abitanti di quella che fu la Deutsche Demokratische Republik (Ddr).
«Es ist eine Tragödie» (è una tragedia), «es ist eine Schweinerei» (è una porcheria), ecco un sunto dei commenti della gente. Accuse al governo rosso-rossissimo (socialdemocratici e comunisti) di Berlino (città-Stato), ritenuto responsabile di non essere intervenuto per indurre la banca a recedere dai propri propositi. Una questione assai sgradevole per la coalizione di sinistra e sul cui operato in questa faccenda si nutrono forti dubbi. L’autorità competente, il senatore alla Cultura Thomas Flierl, era ai tempi della Ddr, del Muro e del tiro al fuggiasco, membro della Sed (il famigerato Pc di Ulbricht e Honecker). Non solo: nell’ultima fase, quella ormai agonizzante della Germania comunista, Flierl occupava un posto di rilievo nel ministero della Cultura. Per lui, se ha una coscienza, passare davanti al Memoriale doveva essere un incubo.
L’opposizione cristiano-democratica (Cdu) ha preso posizione contro i banchieri. Invano. In prima fila, tra coloro che dimostravano ieri nell’inutile difesa del Memoriale, figurava Frank Henkel, il segretario generale della Cdu berlinese. Ha deposto un’ultima corona di fiori e ha definito lo sfratto «un atto barbaro».
Una delle ultime croci ad essere estirpata è stata quella di un tredicenne. I Vopos (Volkspolizisten, ovvero poliziotti del popolo)premevano i grilletti di mitra e mitragliatrici indistintamente su uomini e donne, su ragazzi e anziani. Osservava lo scempio, il volto pallido, un’esile ucraina di 45 anni, divenuta tedesca per matrimonio: Alexandra Hildebrandt. Suo marito, Reiner, nel frattempo morto, aveva fondato il Museo del Muro, trasformatosi poi in Memoriale e, nove mesi fa, aveva messo a dimora le croci nel terreno antistante il Check Point Charlie, terreno ottenuto dalla Dag, che ora ha voluto riprenderselo. La banca non aveva evidentemente previsto che l’iniziativa di Hildebrandt ottenesse grande successo e diventasse uno dei luoghi più significativi e più visitati della capitale.
La signora Alexandra si è fatta paladina del lavoro del marito, è riuscita a mobilitare in suo favore uno schieramento trasversale di 200 deputati, si è rivolta al presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ricordando il famoso discorso di John. F. Kennedy («Ich bin ein Berliner», «sono un berlinese»). Niente da fare. L’ufficiale giudiziario ha fatto spostare ieri anche pezzi del Muro conservati davanti al Check Poitn Charlie. Il Mauer era stato costruito in una notte, 44 anni fa, il 13 agosto 1961. Crollò, regnando Reagan e Gorbaciov, il 9 novembre ’89. Oggi brevi tratti del Muro sono conservati nel quartier generale della Cia e nei gabinetti di un casinò di Las Vegas. Ma sono stati sfrattati, con 1.067 croci, dal Memoriale.