Il muro di Cipro che divide la Turchia dalla Ue

C’è ancora un Muro in Europa, anche se nessuno ne parla. È quello che divide in due l’isola di Cipro e perfino la capitale Nicosia. Viene chiamato poeticamente Linea Verde, ma deve essere presidiato da truppe dell’Onu. La Turchia nel 1974 occupò manu militari la parte Nord di Cipro, facendone scappare al Sud i cristiani e provocando l’esodo di musulmani dal Sud. Il Sud fa parte della Ue dal 2004, mentre il governo del Nord è riconosciuto dalla sola Turchia.
Parecchie delle chiese cristiane del Nord (soprattutto ortodosse ma anche maronite e armene) sono diventate depositi militari, stalle, discoteche o addirittura moschee. Ora, secondo quanto riferiscono le agenzie Zenit e AsiaNews, il 13 agosto 2007 l’arcivescovo di Cipro, Chrysostomos II, ha denunciato l’ennesima sopraffazione: nel monastero di San Barnaba, a Famagosta, è stata impedita con la forza la celebrazione della messa. Famagosta è tristemente celebre per la disperata resistenza contro gli ottomani del comandante della piazzaforte, Marcantonio Bragadin, nel XVI secolo. Venendo meno ai patti di resa, la guarnigione fu massacrata e Bragadin scuoiato vivo. Per tornare alla Famagosta odierna, anche il locale monastero di San Barnaba ha subito la sorte di tanti altri edifici sacri ai cristiani: è stato trasformato in museo e pure i cristiani devono pagare il biglietto per potere entrarci. L’archimandrita Gabriele ha cercato di dirvi messa, ma la milizia turco-cipriota (qualificatasi come polizia, però Sua Beatitudine Chrysostomos II non ci crede; secondo lui erano miliziani irregolari) è intervenuta a ordinare la sospensione del rito. Al rifiuto, ha schedato i presenti e cacciato a forza i fedeli, poi con urla e bestemmie anticristiane i miliziani hanno praticamente coperto la voce del celebrante che cercava in qualche modo di andare avanti. Ha detto l’arcivescovo, parlando a una radio greca, che in verità cristiani e musulmani potrebbero convivere anche al Nord come hanno sempre fatto se non ci fossero le «interferenze di Ankara, che blocca qualsiasi tentativo di integrazione delle due comunità». Ed aggiunto: «Il governo di Ankara ha mostrato il suo vero volto». Già, la Turchia che vorrebbe entrare nell’Unione Europea. Dove ci stanno la Grecia e la Repubblica di Cipro (greco-cipriota). Strana Turchia, che nel 1974, pur essendo ancora «laica» e kemalista, non ha esitato a procedere all’islamizzazione della sua fetta di terra cipriota.
Alcuni pensano che, consentendone l’ammissione nella Ue, la si costringerebbe ad accettarne i princìpi. Uno dei quali, però, farebbe venir meno la guardia, costituzionalmente garantita, che le forze armate turche fanno alla «laicità» del Paese. Infatti, la democrazia non ammette tintinnar di sciabole. Ma l’esperienza anche recente insegna che in Turchia i partiti islamici vincono le elezioni. Così, l’Unione Europea avrebbe in casa altri settanta milioni di musulmani che, potendo votare per il Parlamento europeo, peserebbero come un macigno sugli orientamenti futuri. E l’Europa, rifiutando anche la semplice menzione delle radici cristiane nella sua costituzione, si è privata dei paletti necessari a cautelarsi da evenienze del genere. Per dirla tutta, in uno scenario possibile: un potente partito islamico «europeo» che si ispiri senza giri di parole alla sharia. Bel dilemma.