Muro di gomma sullo scandalo San Martino

Fabrizio Graffione

Nei corridoi del Transatlantico gruppetti di parlamentari bipartisan parlano del caso San Martino e della lettera a pagamento pubblicata la scorsa settimana su Il Giornale dal professore Edoardo Berti Riboli «contro i potenti» manifestando la loro solidarietà al luminare genovese. Sui quotidiani nazionali, dal Corriere della Sera a la Stampa, Repubblica, Il Giorno, Resto del Carlino, Nazione, articoloni e interviste spiegano lo «scandalo» genovese.
L’Ansa e le altre agenzie di stampa gli hanno dedicato decine di «lanci» ripresi da numerosi quotidiani locali. Radio 24 e la radio vaticana realizzano una diretta con il dipartimento universitario genovese di Chirurgia. La «querelle» sbarca anche oltreoceano su radio Toronto con un servizio per gli italiani che risiedono in Canada. Il capo della procura, Francesco Lalla, apre un’inchiesta. Centinaia di e-mail continuano ad arrivare al cattedratico, insieme a telefonate di solidarietà e inviti a «tenere duro». Si muove anche Antonio Di Pietro che ieri ha spedito, via posta elettronica, una lettera ribadendo la sua piena disponibilità ad aiutare il camice bianco «don Chisciotte». Gustavo Selva e Francesco Bevilacqua di An hanno preparato interrogazioni parlamentari, così come il questore della Camera, il leghista Edouard Ballaman. Aleandro Longhi, senatore diessino, si è interessato per conoscere la querelle all’ombra della Lanterna.
Tutta l’Italia si muove, ma Genova rimane ferma. Il muro di gomma della nostra città, anzi, è diventato ancora più spesso a pochi giorni dalla pubblicazione dell’appello di Berti Riboli in cui chiedeva aiuto ai cittadini onesti e ai ministri della Sanità e della Pubblica Istruzione, dopo averle tentate tutte tra i vertici dei «potenti» genovesi per denunciare «l’arbitraria gestione del San Martino». Il magnifico rettore, Gaetano Bignardi, replica che il clima nell’ateneo è sereno, nonostante il malessere più volte denunciato dai primari universitari anche in una lettera aperta firmata dal presidente del consiglio dei clinici, il professore Giorgio Carmignani. Il preside della facoltà di Medicina, che i bene informati dicono «vicino» al direttore generale del San Martino Gaetano Cosenza, si astiene e non scende in trincea per difendere o accusare uno dei «suoi» professori più rappresentativi. Il neoassessore alla Sanità, Claudio Montaldo, non concede interviste sull’argomento e si limita a ribadire che si tratta di un caso avvenuto durante il periodo della giunta Biasotti. Il direttore Cosenza insiste sui sessantassette anni, cioè l’età pensionabile, di Berti Riboli, ma «dimentica» di ripetere le accuse di «insufficiente produttività» del luminare e del suo reparto che aveva lanciato pubblicamente in televisione. Anzi, ancora oggi, quali siano i parametri di giudizio, peraltro spesso contestati dai medici e adottati in questo caso per dare il «voto in pagella» al primario, non se ne sa nulla. Il mistero è sempre più fitto anche e soprattutto sulla questione degli altri camici bianchi. Non si riesce a sapere, in sostanza, quali primari e quali reparti, abbiano una insufficiente, sufficiente, discreta, buona, ottima, eccellente «produttività» lasciando così i cittadini all’oscuro della situazione e in balìa dei soliti dubbi.
«Pensavo di essere un don Chisciotte - dice sorridendo Berti Riboli - invece ho scoperto la solidarietà di molti cittadini onesti, così come di “potenti“ che stanno a Roma. Se anche tantissimi cittadini liguri mi hanno telefonato e spedito e-mail, dichiarando la loro rabbia per analoghe azioni subite in prima persona e, allo stesso tempo, stima nei miei confronti, purtroppo dalla ristretta “casta delle poltrone“ genovesi non arrivano ancora segnali».