«Un muro per i rom: il filo spinato non basta»

Chiesto subito un incontro con Moratti e prefetto

Chiara Campo

Costretti a barricarsi in casa. Esasperati per i furti, i lanci di pietre, la spazzatura gettata dove capita. E spaventati da quei bossoli di fucile che capita di trovare lungo la strada, indizio di giochi pericolosi che avvengono a pochi metri dalle loro finestre. Hanno alzato le barricate: filo spinato al laghetto dei Tigli dove si pratica la pesca sportiva e la notte sparivano pure i pesci, e reti spinate, con lamette incastrate tra le maglie, attorno ad altre case. A Padova giorni fa hanno costruito un muro attorno a una palazzina abitata quasi esclusivamente da extracomunitari, 84 metri di lamiera per impedire l’ingresso a chi andava a portare o comprare droga. In via Triboniano, i residenti assediati da oltre 500 rom che vanno e vengono dal campo nomadi chiedono che si faccia altrettanto. Come soluzione «tampone», perchè «comunque non basta, il campo deve essere ridimensionato». Intanto, la portavoce dei residenti, Antonietta Spinella, denuncia: «Da tempo abbiamo chiesto anche noi un muro, un accesso differenziato dai rom alle nostre case. La rotonda che in via Triboniano porta alla stazione ferroviaria e alle abitazioni deve essere vietata ai nomadi, che parcheggiano ovunque, fanno gimkane, mettono a rischio la sicurezza di chi passa a piedi. La scorsa settimana hanno buttato giù anche la rete del laghetto». Il controsenso, spiega, «è che i rom di etnie diverse non si sopportano e hanno chiesto e ottenuto strade di accesso diversificate, per i kosovari ad esempio è stato creato un accesso provvisorio da via Barzaghi. A noi invece viene negato, dobbiamo solo subire. Una strada dedicata solo a noi e a chi va in stazione non risolverebbe i problemi, ma almeno ci farebbe sentire più al sicuro».
Il comitato di quartiere «Cittadini di Certosa Garegnano» ha paura invece che un muro costringerebbe i residenti «a vivere come in un ghetto», e ritarderebbe «soluzioni più drastiche che non possono essere rimandate». Il presidente Loredana Ponzoni intanto aspetta da oltre un mese che il sindaco Letizia Moratti e il prefetto Gian Valerio Lombardi rispondano alla lettera con cui chiedeva un tavolo per affrontare la questione, e tra pochi giorni spedirà una raccomandata, «casomai fosse andata persa». Nuove e vecchie roulotte, accusa, si alternano senza regole e controlli, in nome di un progetto per ridimensionare il campo che però non parte. «Abbiamo scritto al sindaco - spiega Ponzoni -, perché dalle promesse fatte in campagna elettorale passi ai fatti. Le famiglie vivono trincerate, nel terrore. Il progetto dell’ex assessore alla Sicurezza prevedeva un ridimensionamento, un campo per 280 rom che è comunque una follia, difficile da governare. Possiamo sopportare al massimo un mini-campo per 50 persone». Sostiene che «si parla tanto di controlli anti-terrorismo, ma qui arrivano di continuo nuove roulotte e nessuno sa di chi si tratti. E non è un problema solo del quartiere, queste persone vanno a mendicare e commettere reati in metrò, nelle stazioni. Nel campo non ci sono neanche i bagni, il rischio di epidemie è esteso a tutta la città».
La leghista Laura Molteni, ex presidente della Commissione Servizi sociali in Comune, va più in là, dice che «un muro non basterebbe ed è inutile sprecare altre risorse nella baraccopoli dell’illegalità. Bisogna avere il coraggio di smantellare il campo e restituire l’area alla città, creando verde e campi gioco». Qui, «i bambini vanno a scuola di “smontaggio auto” dai genitori, le condizioni sanitarie sono pessime, i cittadini hanno paura».