Il muro di Trieste: il Comune resta al Polo

Il sindaco uscente Roberto DiPiazza vince con il 51%, mentre la Provincia passa a sinistra. Berlusconi: «Decisiva per la vittoria la mia visita alla città giuliana»

Guido Mattioni

nostro inviato a Trieste

«Politicamente conta di più la loro vittoria in Comune che la nostra in Provincia». Giù il cappello di fronte al fair play, non c’è che dire! Perché la sintesi di Ettore Rosato, candidato sindaco di Trieste per il centrosinistra e sconfitto ieri al ballottaggio dal primo cittadino uscente Roberto Dipiazza della Cdl, fotografa come non si sarebbe potuto fare meglio quello che è stato il vero risultato della duplice partita elettorale giocata ieri all’ombra del castello di San Giusto. Ovvero qualcosa di diverso rispetto all’apparente uno a uno che risulta ora in «schedina». Qualcosa che va oltre l’equanime segno «X». E che riduce a mera annotazione di cronaca le due scontate vittorie del centrosinistra alla provincia di Gorizia e al comune di Cordenons (Pn).
Se da un lato, infatti, Dipiazza si è riaggiudicato il municipio di Trieste con il 51% dei voti contro il 49% di Rosato; e se dall’altro il presidente uscente della Provincia, Fabio Scoccimarro, di Alleanza nazionale, è stato invece battuto dalla candidata del centrosinistra Maria Teresa Bassa Poropat per 2.133 voti (50,83% contro 49,17%), il peso specifico politico della poltrona affacciata sulla splendida piazza Unità d’Italia fa pendere oggettivamente di più la bilancia a favore del centrodestra rispetto a quanto non possa fare l’analogo scranno di Palazzo Galatti.
E questo per diversi motivi. Iniziando magari da una apparentemente banale questione di cifre. Ovvero dalla risibile differenza numerica esistente tra le sezioni elettorali impegnate: 276 chiamate a rinnovare il consiglio di quella che non a caso è la Provincia più piccola d’Italia e 238 impegnate nella tenzone municipale. Il che sta a dire che il capoluogo giuliano, da solo, vale il 90% dei voti (e quindi anche del sentiment politico), lasciando il resto a un pugno di comuni minori aggrappati alle pietraie del Carso. Qualcosa di così piccolo, stretto com’è tra la città e il confine sloveno, che si fa fatica a chiamarlo pomposamente «entroterra».
E si può continuare ricordando come il centrodestra sia riuscito a colpire il bersaglio più grosso proprio in una due giorni di voto che sulla carta, a urne chiuse alle 15 di ieri, con poco più del 60% di affluenza ai seggi, si presentava del tutto sfavorevole allo schieramento moderato. Ma l’astensionismo, giustificabile con un cielo e un mare davvero da urlo, questa volta è stato evidentemente bipartisan, colpendo a destra così come a sinistra.
Ma il maggiore peso specifico della vittoria in Comune, a ben vedere, si spiega anche con qualcosa di diverso. Cioè con l’altro voto, quello rimasto sempre «sottotraccia» in questo confronto già dal primo turno di due settimane fa, in coincidenza con le elezioni politiche. Che sancendo con 10 punti percentuali di distacco la nettissima vittoria della Cdl sull’Unione nell’intera regione Friuli Venezia Giulia, avevano espresso un «no» chiaro e forte al virtuale referendum pro o contro il presidente della Regione Riccardo Illy. E ieri, con la riconferma di Dipiazza, è andato in scena il secondo atto di quel referendum. Con un ulteriore verdetto negativo che non può che dispiacere all’ex industriale del caffè.
Dal voto di Trieste emerge inoltre il ruolo che - senza nulla togliere ai cinque anni di cose buone e soprattutto fatte dal riconfermato sindaco - è stato svolto da altri due personaggi: Silvio Berlusconi, che alla vigilia del confronto è volato a Trieste spendendosi generosamente in prima persona a favore di Dipiazza, e che ieri ha sottolineato con i suoi collaboratori con un «senza la mia visita non avremmo vinto» l’importanza della sua visita nel capoluogo giuliano; e il senatore Giulio Camber, numero uno di Forza Italia in città e gran regista delle operazioni nelle due settimane tra il primo e il secondo turno elettorale.
A guastare in parte la festa, nella mattinata di ieri, è arrivata la dichiarazione di Gianfranco Rotondi, segretario della rifondata Dc. «Per correttezza invito chiunque vinca a Trieste a non entusiasmarsi. Per un errore materiale gli uffici preposti hanno ammesso una lista della Democrazia cristiana collegata al centrosinistra», ha spiegato. Aggiungendo: «Voglio dirlo prima che si sappia chi vince e chi perde: le elezioni comunali di Trieste dovranno purtroppo essere ripetute». Facile però dirlo da Roma, a mezzo stampa. Perché molto meno facile - e probabilmente anche molto meno salubre - sarebbe stato per Rotondi annunciarlo ieri sera, a risultato comunale confermato, agli scatenati tifosi del neo sindaco radunati sotto il municipio in Piazza Unità. Con tante belle mule ed ex mule esultanti che reggevano un gigantesco tricolore. Come diceva la canzone? Le ragazze Trieste cantan tutte con ardore... Riabbracciavano l’Italia, era il 26 ottobre 1954. Qualcosa di simile, con le dovute proporzioni, è successo anche ieri.