Murray & Ulmer Al Manzoni abbuffata blues

Cosa unisce la spericolata avanguardia jazz di Albert Ayler e l’antico blues di un solitario cantore del Mississippi come Skip James? La risposta è James Blood Ulmer, vulcanico chitarrista che ha rivoluzionato il modo di intendere il blues ed è uno dei personaggi più creativi della scena afroamericana contemporanea. Ulmer - da sempre - parte dalle radici per proiettare il blues in un mondo di esperimenti incredibili in cui si fonde l’intero universo afroamericano, e spesso lo fa col sassofonista tenore e soprano David Murray e, questa volta, con una band di 16 elementi (The Blues Orchestra) domenica mattina alle 11 al Teatro Manzoni, in prima mondiale per il classico Aperitivo in concerto, con lo show dal significativo titolo Blood Singin’ and Stompin’ The Blues. Non basterebbe un libro per raccontare le collaborazioni e le esperienze dei due artisti, che fra l’altro suonano insieme da fine anni Settanta nel Music Revelation Ensemble. Come Ulmer unisce blues del Delta e funk, così Murray è pioniere del post free jazz che unisce l’avanguardia tonale e i suoni del jazz di New Orleans. Cresciuto al fianco di Cecil Taylor, lavora con tutti i grandi, da Don Cherry a Anthony Braxton, per poi diventare una colonna del World Saxophone Quartet. Ulmer invece, grazie all’incontro con Ornette Coleman, è il centro di quel movimento tellurico musicale chiamato «no wave», «free funk» e addirittura, per non lasciare nulla all’immaginazione, «punk jazz». Il loro incontro sul palco del Manzoni, all’insegna dell’improvvisazione, dell’atonalità e della continua ricerca di strade originali, sarà difficile da digerire per il neofita ma di grande appagamento per l’appassionato di blues e di jazz contemporaneo.
Sempre parlando di musica nera, quella leggera ma che ha fatto la storia, martedì e mercoledì, per due doppi concerti al Blue Note, arrivano la gloriosa Martha Reeves con le Vandellas. Fiore all’occhiello della Motown e campionesse di incassi tra gli anni Sessanta e Settanta, le Vandellas avevano quel tocco gospel e r’n’b che le valorizzava differenziandole da gruppi femminili più vicini al pop come le Supremes o le Marvelettes. Tra i loro numerosi successi da classifica (Love Is Like a) Heat Wave, You’ve Been In Love Too Long, Nowhere to Run, I’m Ready For Love e il loro classico dei classici, Dancing In the Street, ripreso da decine di artisti diversi tra loro come Van Halen o David Bowie in duetto con Mick Jagger. Nonostante numerosi cambi di formazione (all’inizio erano in sei e la stessa Martha, poi divenuta leader, è arrivata nel gruppo dalle rivali Fascinations) hanno mantenuto una ottima compattezza stilistica, si sono piazzate al numero 96 nella classifica dei 100 migliori artisti di sempre stilata da Rolling Stone e sono ancora in grado di esprimere l’energia e l’emozionante vitalità del vero soul. Dalle loro armonie vocali c’è ancora da imparare per tante star dei giorni nostri.