Muscardini, la nomina spacca An Contrari 11 presidenti provinciali

Solidarietà a Corsaro. La Beccalossi preoccupata: «Temo che il partito si divida ancora di più»

Marcello Chirico

Al di là delle dichiarazioni di facciata, infarcite di auguri e congratulazioni di prammatica, i «larussiani» di Lombardia non l’hanno assolutamente presa bene. Nel senso che l’avvicendamento coatto ai vertici del coordinamento regionale tra l’uscente Massimo Corsaro e l’entrante Cristiana Muscardini non è stato gradito. Sia da chi si è visto sfilare la «seggiola», sia da chi si è ritrovato con una nuova «capa» senza un minimo di preavviso. I numeri sono lì a dimostrare la profonda insoddisfazione del ribaltone finiano: 11 presidenti delle federazioni provinciali si sono dichiarati contrari. A favore solo quello di Lecco, che ieri sera era l’unico a trovarsi nell’ufficio milanese della neo coordinatrice mentre - contemporaneamente - tutti gli altri erano riuniti a elaborare il loro comunicato di solidarietà con Corsaro, «di cui - scrivono - non si è compresa la sostituzione in una regione dove An ha ottenuto un ottimo risultato alle ultime regionali, aumentando le sue percentuali».
«Riteniamo - prosegue il comunicato - che non sia questo il modo di rilanciare l’azione del partito, come si è discusso nell’ultima assemblea romana», rimarcando inoltre che le cariche «non sono fiduciarie, ma elettive, in quanto votate dalla base del partito». E infatti c’è già chi chiede di mettere ai voti pure il gradimento della Muscardini, che al momento non pare altissimo. Come confermato dalle parole stesse della vicepresidentessa regionale, Viviana Beccalossi, la quale non fa mistero di «non condividere la scelta» della collega europarlamentare, «non tanto - aggiunge - per dare solidarietà a Corsaro, ma per la mancanza di contenuti che l’accompagnano: da mesi chiediamo maggiore attenzione ai temi del Nord, quelli che vanno dall’immigrazione alla sicurezza, dai problemi etici a quelli delle piccole e medie imprese lombarde, ma finora non li abbiamo sentiti. In nessuna riunione o assemblea di An ce n’è stata traccia: questo è preoccupante, perché denota la scarsa attenzione verso una Questione Settentrionale che per noi che stiamo quassù è fondamentale. E invece, si è preferito sostituire il coordinatore».
Un cambio che dai larussiani viene letto in chiave di regolamento di conti interno, in quanto a dirigere il partito in Lombardia è stata chiamata la persona che forse più di ogni altra avrebbe dato fastidio a Ignazio e ai suoi uomini. Colei che non fa mistero di condividere in toto le posizioni prese da Fini durante l’ultimo anno e che, per i larussiani, non corrispondono più alle aspettative politiche del popolo della Destra. Ecco perché la Beccalossi non esita a dirsi «preoccupata» per il futuro: «Temo che An si divida ancora di più, dando adito a nuovi casi-Mussolini».
Corsaro, dal canto suo, incassa il colpo, auspicando che possa essere «di utilità generale la presente sintonia della Muscardini con Fini, rispetto a quella che io, purtroppo, da un po’di tempo fatico ad avvertire». Un imbarazzo, il suo, già manifestato prima del voto della scorsa primavera «nel quale abbiamo saputo invertire, qui in Lombardia, una tendenza negativa proprio mentre arrivavano dal livello nazionale messaggi molto confusi sulla nostra identità e su quello che i nostri elettori si aspettano: non è stato facile chiedere voti connotandoci come il partito del pubblico impiego, della difesa dell’incarico a vita del governatore di Bankitalia, dell’improvvisa apertura agli immigrati, della difesa dell’Eurocrazia, dello sbandamento sui temi etici. Abbiamo provato a segnalare l’imbarazzo, ma senza successo».
Il coordinatore uscente ha quindi confermato il proprio impegno nel partito e l’appoggio alla Muscardini, seppur «nella serena convinzione che l’acritica venerazione del presidente non rappresenti il modo migliore per contribuire alla crescita dei valori e degli ideali di riferimento». L’inizio non sembra però promettere grande unità.