Muscardini vuole Borsani vice

La prima mossa della neo coordinatrice lombarda di An, Cristiana Muscardini, è lì per essere ufficializzata: la nomina dell’ex assessore alla Sanità Carlo Borsani come proprio vice nella segreteria lombarda. Una scelta che, in un certo senso, è un altro «ceffone» assestato ai larussiani, che alle ultime regionali si erano dati da fare per impedirne (riuscendoci) la rielezione in Regione, dirottando i propri voti su altri candidati.
Borsani ora rientra in gioco, «così come - specifica sempre la Muscardini - ho intenzione di avvalermi della collaborazione di tutti coloro che vorranno darmela, e in queste ultime ore sono stati in tanti a telefonarmi per dirmi di essere a disposizione. E questo lo dico a smentita della presa di posizione dei federali nei miei confronti, secondo i quali tutto il partito sarebbe contrario al mio nuovo incarico».
Borsani è un compagno di tante battaglie della Muscardini, anche se lei ha tenuto subito a precisare che non intende «assegnare i futuri incarichi solo agli amici, ma di distribuirli sulla base di capacità e impegno di ciascuno. Nei prossimi giorni sceglierò sia i membri del coordinamento sia quelli della mia segreteria personale». Si parte con l’ex assessore regionale, colui che ha dato il nome alla riforma sanitaria lombarda, e le cui prime dichiarazioni da vice coordinatore non sono di certo una carezza nei confronti di La Russa e compagni: «L’effetto di quanto era uscito a margine dell’ultima assemblea nazionale del partito non era stato di sicuro positivo sull’opinione pubblica, e qualche provvedimento Fini doveva prenderlo - osserva Borsani -: altrimenti qualcuno avrebbe potuto credere che il nostro presidente avrebbe subito tutto passivamente. Una lezione doveva darla e l’ha data, nominando nei ruoli strategici persone di cui si fida veramente».
Dal fronte larussiano si attende la riunione della direzione generale di An, programmata per giovedì prossimo a Roma, «e in quella sede - anticipa Romano La Russa - si scordi Fini di poterci parlare solo di partito unico, perché dovrà spiegarci invece com’è arrivato a fare determinate nomine. Ce l’aveva coi colonnelli? Allora doveva prendersela con loro, non con chi dirige il territorio. Perché è vero che le nomine sono fiduciarie, ma in genere un coordinatore lo si sceglie consultando la base e non d’imperio. Verso la Muscardini non ci sono pregiudiziali, ma essendo persona intelligente dovrà prendere decisioni condivise col resto del partito, altrimenti non avrà vita facile. É nel suo interesse, visto che il 90% di An lombarda non è con lei, che non ha propri uomini in nessuna istituzione locale. E quando uno si prepara alla guerra, deve poter avere i soldati per poterla affrontare».