Muscoli e tanti cavalli per far sognare migliaia di appassionati

MilanoA Milano la moto cerca di apparire più virtuosa che mai, con tutta una sfilata di modelli a propulsione ibrida ed elettrica di varia credibilità pratica. E in qualche caso anche estetica. Ma, come Superman, quando il lupo chiama, la anche moto si straccia l’abito perbenista. Ad Eicma 2010 è venuta fuori una verità assoluta, da sempre decretata dal mercato, ma che una certa parte dell’industria non ha voluto riconoscere: la moto «intelligente» non la vuole nessuno.
E allora avanti con la cavalleria, in tutte le varianti, dall’immortale bicilindrico 1.6cc delle grandi e sempre più splendide Harley-Davidson, mitico per la sua coppia cavernosa e ora anche una bella potenza per prestazioni super, e per migliaia di chilometri senza stancarsi mai, e sempre con quel sound da far tremare le vene dei polsi. A cui risponde l’ululato un po’ rauco della Aprilia Rsv4 Aprc Se, replica di quella del campione del mondo superbike Max Biaggi. Una sportiva pazzesca, sublime, in grado di sfiorare i 300 orari e che si fa guidare alla stragrande, in sicurezza grazie a una dotazione perfetta di Abs, che collabora con l’impeccabile impianto frenante Brembo Cosa per fermarsi sempre e comunque, controllo della trazione e dell’impennata, cambio quick shift. Il massimo assoluto, da provare in pista. E se proprio non si trova una pista, Aprilia Tuono V4R è la splendida «nuda» ricavata dalla Rsv4 Aprc di cui condivide la dotazione di sicurezza elettronica da gustare in strada. La Mv Agusta ritrova il mito della tre cilindri pluricampione del mondo con Giacomo Agostini, altro campione italiano da leggenda, con la F3, magnifica sportiva nata attorno a un tre cilindri di 675 cc per 137 cv il cui progetto, dovuto a Ezio Mascheroni, è un superbo esempio di grandissima ingegneria, compatto e leggero come fosse un 350 cc. A due classici della moto sportiva all’italiana, fa riscontro una Ducati i cui canoni estetici e funzionali sono talmente nuovi da non poter essere catalogata in nessuna delle tipologie motociclistiche convenzionali. Si chiama Diavel, distorsione del bolognese Dieval, diavolo, e ha proprio l’aria di un diavolaccio arrabbiato e muscoloso.
Il look è massiccio, ma il peso è contenuto e il suo bicilindrico 1.2 sforna ben 162 cv, roba da vera sportiva. Con un radiale posteriore Pirelli Diablo Rosso largo così, sembra quasi un dragster, ma questo Diavolo bolognese non si limita solo a fumare il suddetto, prezioso radiale posteriore in accelerazione. Si guida alla grande, da vera sportiva, ce lo ha assicurato Vittorio Fabbri, tecnico Ducati e vero centauro. Due, tre, quattro cilindri, ogni frazionamento ha un suo fascino. Ma poi arriva la Bmw, che da sempre propone uno dei bicilindri più classici e amati del mondo, che scombina le carte e propone un sei cilindri 1.6 che è una meraviglia dell’ingegneria motoristica tanto è compatto, elegante e sicuramente in grado di fornire emozioni stupende con i suoi 160 cavalli.