MUSE SCATENATI Anteprima mondiale con «Black Holes»

Tutto esaurito in tre giorni per l’appuntamento di domani al Rolling Stone: «Sarà un concerto tosto»

Antonio Lodetti

Il rock invecchia ma ha figli e nipoti in grado di perpetuarne gloriosamente la specie. I Muse per esempio, il trio inglese che schitarrata dopo schitarrata continua a crescere e dalla scena «indie» si è trasformata in una delle band più blasonata ed in forma di questi ultimi anni.
La formula del trio è vecchia come il mondo (si basa soprattutto sul matrimonio tra blues e rock e i suoi archetipi sono Cream e Jimi Hendrix Experience), i giovani gruppi (ad esempio i Green Day) l’hanno rinnovata (purtroppo hanno eliminato l’elemento blues), rinvigorita, addirittura brutalizzata fondendo l’energia del punk, del metal ma anche la vibrante dolcezza della melodia.
Così hanno fatto, allargando ulteriormente il loro spettro sonoro che passa dai Who (non solo perché anche i Muse sul palco fracassano chitarre e amplificatori) ai Radiohead, il chitarrista e vocalist Matthew Bellamy, il bassista Chris Wolstenhome, il batterista Dominic Howard.
Ormai sono un mito per milioni di giovani fan in tutto il mondo, e domani sera saranno al Rolling Stone per una speciale anteprima del loro tour mondiale e per la presentazione del nuovo album Black Holes and Revelations in uscita il 30 giugno. Avrebbe dovuto essere una serata «intima», con un migliaio di biglietti a disposizione che però sono andati a ruba in meno di tre giorni; così l’organizzazione ha deciso di mettere in vendita altri tagliandi anch’essi subito esauriti. Quindi Rolling Stone a tappo e tanti appassionati costretti a rimanere fuori.
Sarà un concerto tosto e molto duro come preannunciano i tre Muse: «Il nostro percorso ha radici solide e intoccabili che nascono dal rock arrabbiato e aggressivo, però ogni volta aggiungiamo canzoni un po’ diverse da quelle che abbiamo scritto prima. I nostri suoni si muovono passo passo verso il caos, un caos organizzato».
Per esempio in una nuova direzione si muove il singolo (e video) Supermassive Black Hole, anticipazione del nuovo album e in rotazione nelle radio e nelle tv. Il brano incrocia la forza del rock con l’elettronica, il rumorismo, il beat.
«Questo è il brano che segna un nuovo punto di partenza per i Muse - ha raccontato Chris - è la prima volta che usiamo suoni elettronici. Gruppi come i Millionaires e i Soulwax sono maestri nel fondere le chitarre del rock alternativo con i suoni industriali delle tastiere».
Si sono fatti le ossa a Teignmouth, paesino del Devon dove, per combattere la noia e sfogare la loro ribellione adolescenziale, non ancora quattordicenni formano la prima band, chiamata Gothic Plague. Poi, con lo sguardo sempre rivolto agli States (vedi Nirvana e Radiohead) piuttosto che al Britpop degli Oasis, diventano Fixed Penalty, Rocket baby Dolls e infine passano al nome che li renderà famosi.
«Il periodo più triste della nostra vita è stato quello in cui siamo rimasti isolati - hanno raccontato - gli altri a scuola e noi a cercare di sfondare suonando in locali schifosi. Lì abbiamo deciso che saremmo diventati a tutti i costi una vera rock band».
L’America che li affascina è la prima a credere in loro. Si fanno notare in concerto a New York e Los Angeles e firmano un contratto con la Maverick (l’etichetta di Madonna). Da lì, dopo due Ep, il lancio con l’album Showbiz, seguito poi da opere come Origin of Symmetry, Absolution e Hullabaloo (raccolta di brani rari più il glorioso concerto live allo Zenith di Parigi) e ora il nuovo album e il concerto milanese, con cui dovranno confermare - come è stato scritto nel Regno Unito - «di essere animali da palcoscenico con il fuoco negli occhi e la pietra nelle vene».