Musei civici, in un anno di ticket incassati oltre seicentomila euro

In 12 mesi visitatori calati del 56,6 per cento. Il Comune: «È una flessione che ci aspettavamo. Non disponiamo più dei dati di affluenza di ogni mostra, perché ora si paga il biglietto unico in tutte le undici esposizioni milanesi»

Igor Principe

Quando, il 3 agosto del 2004, fu stabilito l'ingresso a pagamento nei Musei civici milanesi - fino a quel momento gratuiti - l'allora assessore comunale alla Cultura Salvatore Carrubba, motivò la scelta come una misura da compiere per due ragioni. Da un lato, si trattava di reperire risorse economiche per continuare a fare politica culturale, nel momento in cui di fondi per il settore c’era sempre meno disponibilità, vista anche la poca partecipazione di investimenti privati. Dall’altro, c’era l'intenzione di portare Milano nel novero delle grandi città d'arte europee. Carrubba segnalò l'esempio di Barcellona, dove per visitare la chiesa della Sagrada Familia - non una qualunque, ma pur sempre una chiesa - bisognava pagare un biglietto. Lungi dal chiedere un corrispettivo per il Duomo o Sant’Ambrogio, fu però ritenuto opportuno stabilirlo per un nutrito numero di musei - ventuno - che fino ad allora ne erano esenti.
A quasi un anno dall'entrata in vigore di quella misura, qual è il bilancio? In termini di incassi, va da sé, non può che essere positivo: prima non c’era ritorno economico, adesso nelle casse dei musei civici si contano 596.413 euro (il dato è riferito al 30 giugno scorso). Riguardo agli ingressi, invece, il calo è netto: da 1.053.164 visitatori contati tra l'agosto del 2003 e il luglio del 2004 si è scesi ai 545.677 del periodo agosto 2004-giugno 2005. In altri termini, il 56,6 per cento di ingressi in meno.
«La flessione era attesa - dice Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale per il Comune alla cultura, sport e tempo libero -. Allo stesso tempo, è un dato che necessita di una tara fondamentale, che riguarda i musei del Castello - prosegue -. Quando erano gratuiti, potevamo disporre dei dati di ingresso in ciascuno degli undici musei che compongono quel polo. Ora invece abbiamo solo un dato complessivo, perché si acquista un solo biglietto con cui si può accedere ovunque». Si sa, insomma, quanta gente entri al Castello, ma non si sa più quanta vada a vedere la Pietà Rondanini, o la Pinacoteca o gli altri musei. Il fattore ridimensiona il calo di cui s'è detto, che secondo Mottola Molfino «si assesta sul 30 per cento in meno rispetto a un anno fa. Poi c’è da fare una tara di tipo qualitativo - continua -. Il fatto di pagare un biglietto, per quanto modesto (3 euro, ndr), porta al museo solo chi ha davvero intenzione di scoprire cosa ci sia dentro. Con l'ingresso gratis, soprattutto in estate, non era raro imbattersi in visitatori che cercavano solo un riparo dal caldo».
Far pagare il biglietto, insomma, è una scelta di cui al Comune non ci si pente. «Ci consente di conoscere meglio il pubblico, di capire i suoi gusti e quindi di andargli incontro con l'offerta culturale - spiega ancora Mottola Molfino -. Nessuno nega che il biglietto sia una barriera psicologica capace di tener lontano da un museo chi, sentendosi incompetente, preferisca fare altro. Ma a questo punto sta a noi fare tutto il possibile per abbattere questa barriera, sensibilizzando il più possibile i potenziali visitatori».
Da uno sguardo ai dati parziali, però, si rileva che superare quella barriera non è poi così difficile. Se a gennaio gli ingressi ai musei civici erano poco meno di 45mila, a maggio se ne sono contati oltre 56mila, con una punta ad aprile di oltre 68mila. La tendenza è quindi alla crescita, malgrado il calo a 40mila tagliandi registrato a giugno. E conferma che la strada è tracciata. Lo dice anche Stefano Zecchi, successore di Carrubba all'assessorato per la cultura: «Negare un prezzo di ingresso ai musei è demagogia. Pagare una cifra equa coincide con un impegno del visitatore che riconosce il valore del lavoro di chi è coinvolto nell'offerta culturale di una città. Poi ci sono situazioni, come lo è stata la Notte Bianca, in cui i luoghi di cultura si aprono a tutti gratuitamente. Ma si tratta di un ambito straordinario, che non è incompatibile con la regola ordinaria del biglietto a pagamento».