MUSEI

A differenza di altre sue sceneggiature che, trasportate sul palcoscenico, non hanno avuto l'esito sperato, «Scene da un matrimonio» che il grande Ingmar Bergman diresse nel '73 per la televisione svedese e poi rielaborò per il cinema, continua a riscuotere un successo di vaste proporzioni in tutta Europa. Che ha raggiunto il culmine anni fa nello spettacolo firmato da Gabriele Lavia regista oltre che protagonista che, nella fattispecie, rivelò al pubblico le inedite doti drammatiche di Monica Guerritore. Ora un'attrice come Federica Di Martino, di recente applaudita nell'impervio ruolo di Beatrice, la bisbetica domata dello scespiriano «Molto rumore per nulla», in coppia con Daniele Pecci, idolo televisivo del sequel «Orgoglio», riprende questo tenerissimo e disperato atto d'accusa sull'impossibilità di essere felici nella vita di coppia. In un nuovo allestimento che gioca tutte le sue carte, come rivela il regista Alessandro D'Alatri che lo presenta al Piccolo, sulla scena del Teatro Grassi da stasera al 27 novembre, sul singolare connubio tra l'aspra parola scenica di questo inquietante gioco al massacro e il suadente accompagnamento musicale di Franco Mussida. «Perché - continua D'Alatri- in un copione dove le battute che si scambiano i due coniugi sono in realtà degli affondi a sorpresa a volte persino irritanti sia nella crudezza che li oppone uno all'altro sia nelle improvvise tenerezze in cui si rifugiano per scongiurare la solitudine, si avverte la presenza di un altro interlocutore». «L’interlocutore - sottolinea con enfasi Federica - non può essere che la musica, da sempre interprete della gioia e della sofferenza dell'uomo. Anche se è un problema non indifferente per un interprete porsi in continua sintonia con le sette note nei momenti più strazianti di questa lotta senza esclusione di colpi».
Lo spettacolo, che tra l'altro segna la vittoriosa ripresa di un organismo come il teatro Stabile dell'Abruzzo rimasto inoperante dopo il tragico terremoto che colpì la città dell'Aquila, «si avvale - ripete Daniele Pecci - non di una scenografia vera e propria ma di alcuni elementi isolati proprio per sottolineare l'esemplarità di una condizione umana purtroppo tutt'altro che inedita nei tempi in cui viviamo». Sarebbe stato molto facile infatti, come confidano i due interpreti, scegliere per comodità di collocazione un testo a due personaggi che facesse leva sui tempi comici tradizionali come «Gin Game» o «Caro bugiardo». «Ma noi - prosegue D'Alatri - non siamo fatti per percorrere strade facili. Vogliamo invece far leva sulla violenta attualità di un problema, sempre discusso e mai affrontato con la necessaria maturità, come la coppia. E la sua sopravvivenza in un momento drammatico come quello odierno in cui il connubio continua drammaticamente a spezzarsi senza proporre nulla di valido perché invece venga felicemente risolto. Per questo e non altro abbiamo scelto "Scene da un matrimonio"».