Museo, bus e pizza: conti salati per i turisti

Un giorno a Milano, da turista. Caratteristiche richieste: gambe buone, un pizzico di pazienza e un portafoglio sufficientemente gonfio. Ecco la giornata «tipo» di un americano a Milano e, carta e penna alla mano, tutti gli esborsi del caso. Si parte alla mattina presto. Colazione in un bar del centro: cappuccino, brioche e spremuta, e dalle tasche escono subito i primi cinque euro abbondanti. Uno spuntino non proprio popolare, ma c’è molto da camminare e lo straniero decide di investire sul primo pasto del giorno. Subito dopo, compra in edicola una cartina della città: se ne vanno altri cinque euro.
È la volta del Duomo. Dopo aver visitato la cattedrale si raggiungono le terrazze, per godere di una visuale quasi aerea del capoluogo. Per l’ascensore si sborsano sei euro, ma chi ha il coraggio di usare le scale ne spendono due in meno. La visione è emozionante. Richard scatta qualche istantanea, poi scende.
Continua il tour con un museo, quello della Scala, prezzo cinque euro. Passeggiando sotto la Galleria Vittorio Emanuele, alza la testa verso le vetrate e poi passa in rassegna i ristoranti. Troppo cari. Meglio andare altrove.
La mattinata è calda, il sole è alto e non perdona. Richard si ferma e compra una bottiglietta d’acqua: due euro.
È arrivata l’ora di pranzo. La scelta è dura. Sotto lo sguardo vigile dei camerieri, la lista dei prezzi esposta all’esterno. Alla fine la scelta di una soluzione intermedia. Le pizze che portano sono più striminzite di quelle nelle foto del menù, ma nel complesso ci si può accontentare. Con birra e caffè, ci si alza da tavola con 20 euro in meno. Per Milano, in questa stagione, c’è da considerarsi fortunati. Si riparte. Richard, attratto dalle statue sistemate in giro per la città, ha optato per una visita alla mostra di Botero, a Palazzo Reale, altri sette euro per vedere l’artista colombiano.
Il tour continua al castello Sforzesco. Da queste parti bisogna resistere alla tentazione di comprare borse e cinture contraffatte dagli ambulanti che presidiano il castello; meglio puntare verso la biglietteria.
Tutti i musei sono chiusi, è possibile fare solo il giro delle merlate. Ancora 5 euro.
La stanchezza si fa sentire e, in un giorno solo, «condensare» una metropoli è difficile. Un autobus scoperto porta a visitare le altre bellezze meneghine. Finito il tour, per i turisti c’è appagamento e relax, ma nel portafoglio mancano 20 euro. Non poco. Primo bilancio della giornata: 75 euro e 50 centesimi in meno. Ma non è finita. Arriva l’ora di cena. Un pasto, piuttosto frugale, in un ristorante-pizzeria sui Navigli, e si taglia il traguardo dei 100 euro, in un giorno. Senza particolari rinunce, certo, ma neppure con sfarzo. Tutto sommato è andata bene. Grazie alla razionalità a stelle e strisce, Richard ha evitato di comprare le pile per la macchina fotografica (che viaggiano sopra i sei euro) e il campionario infinito di gadget meneghini. Unici «vizi» concessi: un caffè e una coca cola. Quattro euro.
Un giorno, 104 euro e 50 centesimi, molti ricordi, qualche foto e un po’ di stanchezza. Tutto sommato, Richard è contento, ogni cosa ha il suo prezzo. Anche Milano.