Al museo tra colpi di scena e suggestioni

«La zona è piena di insidie. Non so cosa succede qui in assenza dell’uomo, ma non appena arriva qualcuno tutto comincia a muoversi. In ogni momento è proprio come l’abbiamo creata noi, come il nostro stato d’animo, ma quello che succede non dipende dal contesto, dipende da noi». Così lo «stalker» (letteralmente, «predatore ossessivo»), protagonista dell’omonimo film di Tarkovski, introduce i suoi compagni di viaggio, uno scrittore e uno scienziato, nella zona proibita dove tutti i desideri sono soddisfatti. E all’insegna della suspense sarà anche la performance di oggi pomeriggio alla Centrale Montemartini, nell’ambito della mostra «Arterritory. Arte, territorio e memoria». Realizzato da Stalker, collettivo di artisti e architetti attivo a Roma dal 1995, l’evento sarà introdotto da Romolo Ottaviani che parlerà della ricerca svolta in questi anni. Ma, per vivere un’esperienza coinvolgente, si dovrà salire fino alla Sala Caldaie, che ospita una loro installazione, dove Gian Maria Tosatti, prestato al gruppo dalla compagnia teatrale Hotel de la lune, improvviserà un’azione interattiva con il pubblico. Come sempre nei lavori di Stalker, a definire le coordinate, fisiche ed emotive dello spazio, saranno le persone. Perché il luogo è «attuale» se vissuto fino in fondo, nei vuoti e ai margini della geografia ufficiale. Dove la salvaguardia dell’ambiente implica, spesso, l’abbandono, per ritrovare un più autentico senso di appartenenza. Come nel «Giro di Roma» (1995), carovana nomade in cammino lungo il Grande raccordo anulare. Sessanta chilometri a piedi per le campagne, ancora tante, per scoprire un paesaggio rurale di greggi e capanne, appena fuori dai confini della metropoli. Tra il viaggio di formazione e il «laboratorio d’arte urbana», sulle tracce dei non-luoghi che anche una città d’arte come Roma nasconde. Un’esperienza che ha fatto di Stalker una delle realtà più interessanti nel panorama italiano della «public art»: un’arte che, superando le forme tradizionali, agisce nella dimensione dello spazio urbano, complesso e conflittuale. Come nel tessuto multietnico del quartiere Testaccio, dove nel 2003 gli artisti hanno realizzato, con l’Associazione Ararat, gli studenti di architettura dell’Università «Roma Tre» e il Villaggio Globale, un progetto d’integrazione tra le diverse comunità presenti sul territorio, dagli storici proprietari di carrozzelle ai rifugiati curdi. Una festa che ha saputo avvicinare culture distanti tra loro e diffondere un clima di solidarietà. E c’è da aspettarsi che oggi pomeriggio (dalle 16 alle 17) alla Centrale Montemartini torneranno di nuovo a stupire. Per partecipare, prenotarsi al numero 06.5748030, senza costi aggiuntivi oltre al biglietto d’ingresso al museo.