Museo al Leonka, la Moratti ferma Sgarbi

Fi: «Facendo dei graffiti un’opera d’arte legittima un’istituzione abusiva»

Roberto Bonizzi

Retromarcia. Obbligata, ma pur sempre retromarcia. Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura di Palazzo Marino, china la testa e obbedisce allo stop imposto dal sindaco, Letizia Moratti: «Vittorio, non ci andare». E, come se non bastasse, al richiamo alla sobrietà di Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera. Sabato, in occasione della giornata della cultura contemporanea del Comune, non andrà al Leoncavallo dopo le polemiche per l'inserimento dei graffiti del centro sociale all'interno della pubblicazione creata per la manifestazione (con il logo dell'amministrazione). «Ho chiesto all’assessore alla Cultura di tenere separate le funzioni di rappresentanza istituzionale rispetto alla sua qualifica di esperto d'arte» spiega la Moratti. La frenata è sulle vicende più calde: «Gli ho chiesto di raccordarsi maggiormente alla giunta e alla maggioranza che sostiene questa giunta su temi che sono di particolare sensibilità come quello dei graffiti del Leoncavallo. Non voglio dare un giudizio su una posizione o su un'altra, ma sul metodo certamente sì».
La polemica dilaga. «Il problema è politico - sottolinea Carlo Fidanza, capogruppo di An in Comune -. Sgarbi in questo modo legittima e dà credito istituzionale a un centro sociale illegale e abusivo. La maggioranza ha una sua linea precisa, chiarita in campagna elettorale, che parla proprio di lotta all'illegalità e all'abusivismo». Sgarbi prova a resistere davanti alle resistenze sul “Leoncavallo come museo” espresse dagli altri consiglieri di centrodestra in commissione cultura (Fabrizio De Pasquale di Forza Italia, Matteo Salvini della Lega), ma di fronte allo stop intimato dal sindaco china il capo. «Se la mia presenza al Leoncavallo sabato diventa un casus belli allora non ci andrò. Ma il mio ragionamento non era politico, bensì squisitamente estetico. Quei graffiti rappresentano molto meglio di molte opere “ufficiali” l'arte contemporanea. Se guardiamo alla criminalità che sta alla base dell'ispirazione del gesto artistico non dovremmo studiare Caravaggio, Rimbaud, Verlaine, D'Annunzio e un'altra cinquantina di grandissimi artisti. Io guardo al prodotto finale, al risultato estetico».
Ma An non ci sta. «Possiamo anche essere d'accordo sul ragionamento estetico - aggiunge Fidanza -. Ma è il pacchetto a essere inaccettabile: aprire il Leoncavallo come fosse un museo, inserirlo in una pubblicazione con il logo del Comune e pubblicizzarlo a spese dell'amministrazione su Radio Popolare. Così non va». La Russa arriva a chiedere una riflessione «sulla compatibilità delle iniziative di Sgarbi con la carica di assessore che ricopre in una giunta di centrodestra. La sua nomina è stata condivisa da tutti i partiti, ma è il comportamento pubblico che può creare motivi di tensione politica o peggio che non risulta in linea con quanto ci si aspetta da un rappresentante dell'elettorato». Sgarbi chiude la questione: «La visita a una strada non mi pare un atto politico. Comunque se deve succedere tutto questo casino allora non ci andrò».