Il museo pro-velo si arrende: il custode resta al suo posto

Venezia, chiuso il caso del guardiano accusato di razzismo per aver fermato una donna islamica

Per giorni si è gridato allo scandalo. Per giorni, sul guardiano che domenica scorsa ha fermato una donna con il viso quasi completamente coperto da velo all’ingresso del museo Ca’Rezzonico di Venezia, sono piovute sottili accuse di razzismo, critiche e minacce di non meglio precisati «provvedimenti» da parte dei dirigenti dei Musei civici lagunari. Che ventilavano addirittura il licenziamento del sorvegliante. Un fiume di polemiche tra chi lo difendeva come «onesto lavoratore» e quanti invece l’accusavano di un comportamento «stupidino» (parola del sindaco Cacciari) e privo di buon senso.
Ma alla fine, il buon senso, quello vero, ha prevalso: Diego Lupo, il guardiano «colpevole» di aver applicato il regolamento museale che vieta «l’accesso a viso coperto», continuerà a vigilare sulle opere d’arte veneziane, senza subire alcuna conseguenza. Un’esito di cui il giovane, certo di aver agito bene e strenuamente sostenuto dalla cooperativa Verona 83, che fornisce il personale ai musei lagunari, non ha mai dubitato. «In questi due giorni ho lavorato a Palazzo Ducale, come del resto prevedeva il calendario dei turni, nelle prossime settimane tornerò al Ca’ Rezzonico - spiega soddisfatto -. Nessuno mi ha mai chiesto di allontanarmi e finalmente tutto dovrebbe essersi rimesso a posto». Al guardia-sala, diventato suo malgrado un personaggio, ora tocca piuttosto difendersi dalla fama improvvisa. Il suo telefono squilla incessantemente: lo chiamano per esprimergli solidarietà e per invitarlo a varie trasmissioni televisive. «Ma la notorietà non mi interessa».
Intanto, mentre qualcuno propone la creazione nei musei di una «stanzetta» per consentire alle donne con il velo di essere identificate («una soluzione che concilia esigenze di fede e di sicurezza», approva convinto Lupo), il dibattito prosegue. In mezzo alle tante dichiarazioni di solidarietà al sorvegliante rilasciate dal mondo politico, arriva ancora una critica da parte di Michela Brambilla, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Turismo. «A Venezia arrivano visitatori da tutto il mondo - sottolinea -. Chi lavora nel turismo deve avere la giusta sensibilità e sapere come e quando applicare le regole».
Anche il sindaco di Venezia Cacciari continua a contestare il comportamento di Lupo. «Non ci è mai venuto in mente di licenziarlo - ribadisce - ma doveva avere più buon senso: poteva evitare di fermare la donna. Se avesse voluto far qualcosa di male sarebbe comunque stata inquadrata dalle telecamere». D’altra parte, per Cacciari, il problema è alla base. «Il punto - sottolinea - è che più vietiamo ai musulmani di indossare i veli, più loro se li metteranno». Insomma, il vecchio e controverso adagio secondo cui i divieti non fanno che incoraggiare i comportamenti che si vorrebbero combattere. Quindi il sindaco-filosofo vuole fare eccezioni alle regole per non irritare i musulmani? «Nessuna eccezione: è che sono regole stupide. Verificherò se sono davvero previste dal regolamento del museo e, nel caso, le farò cambiare».
Nessun timore per la sicurezza delle opere d’arte? «Chi vuole commettere un crimine non si copre col burqa, attirando l’attenzione. Anzi si veste come noi». Le precauzioni del custode veneziano, quindi, sono state eccessive. Ma la fiducia politically correct di Cacciari non è totale: «Il custode poteva segnalarla e farla tenere d’occhio».