Al museo si dorme con il triceratopo

Camere da letto in mezzo alle opere d’arte del Guggenheim, serate per ragazzini che rivivono film di culto come “Una notte al museo”, scrittori di best seller che raccontano la storia delle scoperte conservate nelle sale. Ecco come in America le grandi istituzioni culturali sono tornate a vivere

I musei sono morti: soprattutto quando si tratta di quelli di scienze naturali, o peggio ancora di planetari o di raccolte archeologiche. Questa la vulgata, spesso corredata da pistolotti sull’era della cultura digitale che circola tra addetti ai lavori (depressi) e che ogni tanto fa capolino sui giornali. Insomma l’idea dominante è che siano istituzioni un po’ vecchiotte, che anche con una bella spolverata tecnologica (far girare la testa allo stegosauro, o far sbattacchiare le ali allo pterodattilo) è un miracolo se chiudono in pareggio.

Sulle orme di Ben Stiller In realtà dagli Stati uniti, e soprattutto da New York, vengono dei segnali in controtendenza, che dovrebbero far riflettere anche in Italia, dove il museo o è risorsa trainante (per il turismo) o rapidamente si trasforma in deposito polveroso per oggetti superfluamente belli (e dimenticati). La controtendenza parte, come spesso accade all’ombra della Statua della libertà, da suggestioni hollywoodiane. Il film comico “Una notte al museo” ha avuto un successo di incassi enormi. Anzi le avventure della stramba guardia, interpretata da Ben Stiller, inseguita da dinosauri ossuti o costretta a litigare con i più improbabili personaggi storici, ha spinto un sacco di ragazzini a voler tornare nei musei. Non in quelli iper tecnologici, anzi proprio in quelli con i classici fossili e le ricostruzioni di ambienti. Ne ha subito approfittato il Museo di storia naturale di Central Park (quello dove è stato ambientato il ridanciano colossal). Una manna per i bilanci perché nessun ragazzino tra gli otto e i dodici anni resiste alla tentazione di dormirsene (con un occhio solo) a breve distanza dalle ossa calcificate di un tiranno sauro.

Autori di best seller che si dedicano alle “guide”  Ma questa è solo l’ultima spirale di un circolo virtuoso: alcuni scrittori da best seller come Douglas Preston (l’autore di Relic) si sono dedicati a rivalutare e ripensare il museo come luogo di cultura. Preston ha scritto “Dinosauri in soffitta”, libro che adesso arriva anche in Italia per i tipi dell’editore Alácran (pagg. 260, euro 16). Un saggio scritto con piglio da romanzo che ricostruisce tutte le avventure che hanno portato alla creazione del Museo di storia naturale di New York (che è il più grande d’america) e al reperimento delle migliaia e migliaia di reperti che lo compongono. Dopo aver letto il libro si ha l’impressione che il museo sia una sorta di macchina del tempo. Si scopre dietro a ogni fossile un’avventura, una incredibile caccia degna di Indiana Jones. Insomma il tedio da teca polverosa scompare subito, tanto che il libro ha avuto un grande successo anche tra chi di mettere piede in quel museo ne ha ben poche possibilità.

Dormire in un letto d’artista Risultati così buoni che anche il Guggenheim museum ha appena messo in funzione una particolare installazione: un letto girevole dell’artista Carsten Hoeller. Si può dormirci, passando la notte al museo, per trecento dollari in settimana e ottocento durante i festivi). Prima di dormire, nel letto che ruota con dolce e infinita lentezza, ci si può aggirare per le sale vuote (tolte le guardie), in comoda vestaglia. Sveglia con brioches alle 8.30. Una americanata? Bene per il prossimo anno pare non ci sia più una nottata libera. Certo qualche tradizionalista storcerà il naso, dicendo che negli Stati uniti il museo è tornato al modello dei “cabinets of curiosities” o delle “wunderkammer” dell’ottocento. Però la stranezza che attira spesso è meglio della coda noiosa e del futuristico concettoso da curatore parruccone. Ma è difficile che nel Vecchio continente qualcuno sia disposto a prendere lezioni da Hollywood.