Museo del Trotto unico in Europa rischia di chiudere

Tutto il mondo ce lo invidia, ma rischia la chiusura fra l'indifferenza delle istituzioni ippiche. Ci riferiamo al Museo Storico del Trotto (ma anche il galoppo è degnamente rappresentato) che sorge sulle colline di Civitanova Marche accanto all'ippodromo San Marone. Il capitano Ermanno Mori, con la pazienza di un frate certosino e la generosità di un mecenate, in trent'anni di ricerche presso tantissimi antiquari (non soltanto italiani) ha raccolto una quantità incredibile di documenti, stampe, libri antichi, fotografie, quadri e preziosi cimeli che hanno lasciato letteralmente sbalordito chiunque abbia avuto la fortuna di visitare il museo. Il materiale costudito e strappato all'oblio è costato parecchio denaro e costa molto per il mantenimento: basti dire che vi lavorano a tempo pieno due segretarie e che il museo è sempre aperto gratuitamente ai visitatori che non solo non pagano nulla per visitarlo ma non se ne vanno mai via senza un libro o una cartolina regalata personalmente dal capitano Mori.
Una chicca che dovrebbe inorgoglire l'Italia: l'unico museo del genere che regge il paragone nel pianeta è quello di Goshen, negli Stati Uniti. Ma, visto che nessuno è profeta in patria, in Italia le istituzioni ippiche snobbano questo autentico patrimonio, guardandosi bene, ormai da parecchi anni, dall'elargire un contributo in denaro che sarebbe stato assolutamente doveroso in qualsiasi altro Paese civile. Chi scrive è amico da trent'anni del capitano Mori e lo ha visto progressivamente privarsi di quasi tutte le sue proprietà per inseguire il sogno di creare campioni in pista e di ridare ai propri concittadini un ippodromo. I campioni il capitano li ha avuti (Sec Mo e Tinak Mo hanno vinto due derby consecutivi, per non parlare di Ebsero Mo, vincitore di un Campionato d'Europa), ma una decisione non sufficientemente ponderata rischia di infrangere il suo sogno più bello, mettendo in forse la sopravvivenza stessa dell'ippodromo San Marone, al quale sono state tolte giornate ordinarie nonostante l'Unire possa vantare complessivamente sull'impianto in questione un saldo attivo di oltre 2 milioni di euro all'anno.
Facciamo quindi un appello al ministro Zaia innanzitutto perché vada a visitare il Museo in questione. Siamo assolutamente convinti che rimarrà piacevolmente stupito ed ammirato da cimeli come gli zoccoli di Tornese e Sharif di Jesolo, il frustino d'oro di Nello Branchini, la testa imbalsamata di Arlecchino (il cavallo più famoso dell'Ottocento) e ancora introvabili libri del Cinquecento sull'arte equestre. Una volta valutata “la pratica”, il ministro Zaia potrà stabilire se questo scrigno prezioso che custodisce secoli di storia e cultura ippica italiana merita di sopravvivere oppure no.