Un museo virtuale sul Pirellone

L e pinacoteche scarseggiano? La «Grande Brera» è lontana? Ancora troppe le opere che giacciono nei depositi o fanno parte di collezioni pubbliche invisibili ai più? Niente paura: la tecnologia può arrivare là dove la burocrazia si arena e così, in attesa di poter ammirare un giorno dal vero capolavori lombardi dal valore inestimabile, la Regione ha deciso di trasformare il Pirellone in un museo virtuale, proiettando sulla facciata per quasi una settimana dipinti di alcuni tra i più prestigiosi autori di Cinque, Sei e Settecento. Come dire, il recupero dell’identità territoriale può essere anche retroattivo e la scuola artistica lombarda ha ben poco da invidiare a quella romana, toscana e veneta. Ma per apprezzarla, bisogna conoscere opere maggiori e minori, un immenso patrimonio artistico che oggi arricchisce, oltre ai musei, anche le istituzioni ospedaliere lombarde. I nomi, per usare un’espressione calcistica, sono da Champion’s League: Moretto da Brescia, Camillo Procaccini, Vincenzo Foppa, Fra’ Galgario, Carlo Francesco Nuvolone e via di questo passo. Il progetto intitolato «La Regione dà luce all’arte», prenderà il via mercoledì e sarà articolato in tre sezioni: una mostra «tradizionale» che presenterà al Palazzo della Regione un nucleo di 22 capolavori dell’arte rinascimentale e barocca. Ma la parte più suggestiva saranno le proiezioni notturne che, dalle 18 a mezzanotte e fino all’8 dicembre, trasformeranno il Pirellone in una gigantesca pala d’altare su cui scorreranno i colori e i dettagli di 30 tra le opere più suggestive. Terza fase dell’iniziativa, l’installazione nell’atrio del Pirellone di un «artbox», uno spazio esclusivo che ospiterà per la durata di un mese ciascuna, quattro opere rispettivamente di Antonello da Messina, Tiziano Vecellio, Francesco Hayez e Mario Sironi. La prima - dal 3 dicembre al 10 gennaio 2010, è il Ritratto della contessa Teresa Zumali Marsili con il figlio Giuseppe, realizzato da Francesco Hayez nel 1833 - conservato nei Musei Civici di Lodi, di proprietà della locale Azienda Ospedaliera. Gli altri appuntamenti saranno, dal 14 gennaio al 14 febbraio 2010 con il San Benedetto - 1470 ca, di Antonello da Messina; dal 18 febbraio al 21 marzo 2010, con il Ritratto di Giulio Romano - 1536 o 1538, di Tiziano Vecellio, e dal 25 marzo al 25 aprile 2010, con il Ritratto di Carlo Carvaglio - 1932-1933, di Mario Sironi.
Ma l’aspetto più interessante resta senza ombra di dubbio quello tecnologico che avrà un forte impatto scenografico amplificato dalla felice posizione della facciata del Pirellone a ridosso del piazzale della Stazione, e anche dalla morfologia stessa dell’edificio progettato da Gio Ponti che si trasformerà in un gigantesco maxischermo. L’effetto sarà probabilmente ancor più spiazzante per il contrasto tra l’iconografia classica e un media normalmente utilizzato per immagini pubblicitarie o proiezioni d’arte contemporanea. Da non sottovalutare anche l’aspetto concettuale del progetto che, con modalità inedite, «metterà in piazza» opere generalmente nascoste al pubblico e provenienti dalle collezioni ospedaliere di mezza Lombardia.
Il governatore Formigoni se ne compiace: «Con queste iniziative vogliamo mettere a disposizione di tutti i nostri cittadini un patrimonio di bellezza e di arte di altissima qualità, un atto di responsabilità, perché restituisce al pubblico godimento dei cittadini qualcosa di prezioso appariene a tutti». Se Maometto non va alla montagna...