Musharraf: «Bin Laden è vivo e so dov’è»

Secondo il presidente pachistano, il fondatore di Al Qaida si nasconde nel Kunar, una delle più turbolente province afghane

Fausto Biloslavo

Il presidente pachistano, Pervez Musharraf, giura che Osama bin Laden è vivo e si nasconde in Afghanistan. L’ennesima rivelazione arriva dopo una cena alla Casa Bianca con il capo di Stato afghano Hamid Karzai, durante la quale lo stesso presidente americano George W. Bush ha cercato di fare da paciere, tenendo conto che i due leader regionali si rimpallano la responsabilità di far poco nella guerra al terrorismo.
La situazione in Afghanistan è critica, ma ieri la Nato ha deciso di estendere il comando della missione Isaf a tutto il Paese espandendosi nelle prossime settimane anche a Est.
Con un’intervista al Times di Londra, Musharraf ha rivelato che Bin Laden è vivo e si nasconde nella provincia di Kunar, una delle aree turbolente dell’Afghanistan orientale. «Non si tratta di un’impressione - ha detto Musharraf -, la provincia di Kunar confina con l’Agenzia Bajaur (area tribale pachistana, ndr). Sappiamo che vi sono alcune sacche di Al Qaida in questa zona, che abbiamo colpito due volte». Secondo Musharraf, il fondatore di Al Qaida godrebbe della protezione di Gulbuddin Hekmatyar, un signore della guerra afghano che ha aderito al jihad contro il governo Karzai e le truppe occidentali presenti in Afghanistan.
Per cercare di riavvicinare Musharraf e Karzai, il presidente Bush ha organizzato mercoledì sera una cena alla Casa Bianca. Prima di sedersi a tavola i due capi di Stato ospiti non si sono nemmeno stretti la mano durante una breve presentazione ai giornalisti. Alla fine dell’incontro, durato due ore e mezzo, la situazione era più rilassata, ma i problemi restano sul tappeto. Il portavoce della Casa Bianca, Tony Snow, ha dichiarato che Karzai e Musharraf «sono d’accordo a scambiarsi informazioni di intelligence, coordinare azioni comuni contro il terrorismo e migliorare la situazione sia in Afghanistan che in Pakistan».
Il governo di Kabul accusa le autorità di Islamabad di chiudere un occhio sui campi di addestramento, il reclutamento di kamikaze poi utilizzati in Afghanistan e le retrovie talebane nelle zone tribali pachistane. Il presidente Musharraf nega qualsiasi appoggio ai terroristi e difende a spada tratta un discusso accordo stretto il 5 settembre scorso con le maggiori tribù pashtun del nord Waziristan, una fetta di area tribale al confine con l’Afghanistan sudorientale infestato dai talebani e dai resti di Al Qaida.
Musharraf ha spiegato a Bush che l’accordo prevede tre punti fondamentali: «Nessuna attività di Al Qaida nelle aree tribali e attraverso il confine afghano, nessuna attività talebana e nessuna talebanizzazione della zona». Molti temono che l’accordo invece favorisca la rinascita dei talebani tenendo conto che il governo di Islamabad si è impegnato a ritirare le sue truppe nelle caserme e a smantellare i posti di blocco. Proprio ieri i talebani hanno annunciato l’apertura di un ufficio a Miran Shah, il capoluogo del nord Waziristan, con il compito di «ostacolare i crimini e le attività antisociali». Nei volantini distribuiti alla popolazione si legge: «La situazione è fuori controllo, e i crimini sono aumentati. Per questo motivo, dopo la sigla dell’accordo di pace (con il governo di Islamabad, ndr), i talebani hanno aperto un ufficio per aiutare gli abitanti della regione e restaurare la pace».
L’ambasciatore tedesco in Afghanistan, Hans Ulrich Seidt, in una relazione riservata al suo governo ha dipinto un quadro a tinte fosche spiegando che nel giro di un anno e mezzo la situazione potrebbe sfuggire di mano al governo Karzai.
I ministri della Difesa della Nato riuniti a Portorose, in Slovenia, invece, hanno deciso di espandere il controllo dell’Alleanza atlantica a tutto il Paese. Verso la metà di ottobre la Nato assumerà il comando dell’Afghanistan orientale, dove sono dispiegati 12mila soldati americani, che porteranno a 32mila le truppe dell’Alleanza sul terreno, compresi quasi duemila italiani.