Musharraf cede: lascerò il comando dell’esercito

Il presidente-generale si arrende alle pressioni Usa e annuncia elezioni entro il 15 febbraio. In cella 800 sostenitori della Bhutto

Il presidente con le stellette, Pervez Musharraf, ha garantito che appenderà la divisa al chiodo e che il Pakistan andrà alle urne entro il 15 febbraio. Nonostante l’imposizione dello stato d’emergenza il padre-padrone della crisi pachistana ha ceduto ritornando, almeno a parole, sulla retta via. La telefonata del presidente americano George W. Bush di due giorni fa e le pressioni americane sui generali che contano nelle Forze Armate pachistane sono evidentemente servite.
Ieri, dopo una cruciale riunione del Consiglio di sicurezza nazionale, Musharraf ha annunciato che rispetterà l’impegno di lasciare l’incarico di capo supremo delle Forze Armate. Pur non specificando la data è sottinteso che abbandonerà per sempre la divisa, dopo averla indossata dall’età di 18 anni, entro il 15 novembre. Per questa data è previsto il suo insediamento ufficiale a capo dello Stato, per il terzo mandato, dopo l’elezione di un mese fa. Sarebbe stato proprio il timore di vedersi soffiare il posto all’ultimo momento a spingere Musharraf a decretare, sabato scorso, lo stato d’emergenza. La Corte suprema, guidata dal suo acerrimo rivale Iftikhar Chaudhry, stava per pronunciarsi sulla legittimità dell’elezione presidenziale. Ora Chaudhry è agli arresti domiciliari e la data dell’insediamento a capo dello Stato si avvicina. Musharraf ha anche dichiarato che «le elezioni vanno tenute il prima possibile. Un impegno che rispetterò pienamente». Il timore era che lo stato d’emergenza servisse a rimandare il voto per il rinnovo del Parlamento. I sondaggi confermano che Musharraf e il suo partito sono in picchiata, verso il 21% dei consensi, rispetto al 63% di un anno fa.
Il procuratore generale del Pakistan, Malik Qayyum, aveva ribadito ancora prima dell’impegno espresso da Musharraf, che «a febbraio ci saranno le elezioni generali. Lo stato di emergenza rimarrà ancora in vigore e sarà revocato nel giro di un mese o due». In pratica il presidente si insedia il 15 novembre abbandonando la divisa e il mese dopo scioglie il Parlamento. Per legge nel giro di sessanta giorni bisogna indire le elezioni e quindi le urne verranno aperte il 15 febbraio. La schiarita è arrivata grazie alle pressioni dell’addetto militare statunitense a Islamabad e di altri suoi colleghi occidentali sui generali pachistani, come ha rivelato ieri il New York Times. «Diversi generali pensano che sia giunto il momento di fare uscire le Forze Armate dall’agone politico - ha sostenuto un anonimo diplomatico occidentale -. I soldati stanno soffrendo una crisi di impopolarità a causa della ribellione (filo talebana) nelle aree tribali e dell’associazione con il presidente», scrive il quotidiano americano. Gli Stati Uniti devono avere fatto pressione su un loro vecchio amico, il generale Pervez Ashfaq Kayani, ex capo dell’Isi, i potenti servizi segreti militari, e successore designato al vertice delle Forze Armate.
Il problema è che lo stato d’emergenza ha troncato le trattative fra Musharraf e Benazir Bhutto, l’ex premier rientrata in patria dopo 8 anni di esilio. Gli accordi appoggiati dagli Usa prevedevano la spartizione del potere, con la Bhutto reinsediata nel posto di primo ministro. Nelle ultime ore sono stati arrestati 800 sostenitori della Bhutto appartenenti al Partito popolare, che oggi intendeva sfidare Musharraf con una manifestazione di massa a Rawalpindi. La città ospita il quartier generale delle Forze Armate e la residenza dove il capo dello Stato vive, per motivi di sicurezza.