Musharraf: «Ci aiuti Scotland Yard»

Sarà Scotland Yard a risolvere il giallo sulla morte di Benazir Bhutto. O per lo meno ci proverà, con la benedizione Musharraf, che ieri ha chiesto al governo britannico di inviare una squadra di investigatori. Il presidente pakistano continua però a essere convinto del coinvolgimento di Al Qaida, come ha dichiarato nell’atteso discorso trasmesso ieri in diretta tv, in cui ha accusato nuovamente «terroristi legati all’organizzazione di Osama Bin Laden». Si è detto «triste e arrabbiato» per l’attentato che è costato la vita alla Bhutto e ha puntato l’indice contro «i molti miscredenti e contro alcuni elementi politici» che hanno approfittato della tragedia per compiere violenze e saccheggi.
Ma ora è giunto «il tempo della riconciliazione» e ha invitato il Paese ad accettare la decisione della commissione elettorale che, come previsto, ha spostato al 18 febbraio le legislative che inizialmente erano previste per l’8 gennaio. Un rinvio inevitabile considerata l’inagibilità di molti seggi che sono stati dati alle fiamme nei disordini. Sei settimane che serviranno anche a smaltire l’emozione degli ultimi giorni. L’esercito darà, a modo suo, una mano: «Le nostre forze saranno dispiegate per ristabilire la legalità e garantire elezioni libere e trasparenti», ha assicurato il capo dello Stato.
I due principali partiti di opposizione (il Partito popolare ora guidato dal figlio e dal vedovo della Bhutto e la Lega musulmana dell’ex premier Nawaz Sharif) hanno rinunciato al boicottaggio; nonostante non abbiano gradito il rinvio considerato «ingiusto e irragionevole» e la scarsissima fiducia nello stesso Musharraf. Ma le pressioni Usa sono state insistenti e alla fine entrambe le formazioni hanno ceduto.
Il marito della Bhutto, Asif Ali Zardari ha però reagito con sarcasmo all’annuncio di Musharraf sull’arrivo dei detective britannici. «Ora le autorità si ricordano di Scotland Yard, perché non la chiamarono quando lo chiese Benazir dopo l’attentato di Karachi a ottobre?», ha affermato, ribadendo che la soluzione migliore è una commissione dell’Onu sul modello di quella creata per indagare sull’attentato all’ex premier libanese Hariri. E un giornale pakistano, The Nation, citando fonti del Partito popolare, ha scritto che l’ex premier sarebbe stata uccisa da una pistola laser, simile a quella in dotazione all’esercito americano in Irak e comunque non in possesso dei taleban; il che rafforzerebbe l’ipotesi di un complotto ordito da esponenti vicini all’attuale regime.
Secondo il New York Times, anche il governo americano non crede ai primi risultati dell’inchiesta ufficiale sulla morte della Bhutto. Fonti del Dipartimento di Stato evidenziano come l’elenco delle persone interessate all’eliminazione dell’ex primo fosse molto lungo ed esprimono dubbi sulla veridicità della telefonata durante la quale il leader dei talebani pakistani, Baitullah Mehsud, si sarebbe congratulato con i suoi «per l’operazione formidabile». Ufficialmente, però, la Casa Bianca si limita a esprimere il proprio compiacimento per la nuova data delle elezioni e a garantire il proprio aiuto «se venisse richiesto dal governo di Islamabad nell’ambito delle indagini sull’omicidio».
Intanto il governo provinciale del Punjab ha messo una taglia pari a 112mila euro sugli attentatori.