La musica contemporanea si incontra con la liturgia

In prima assoluta i lavori di cinque compositori. Don Garbini e Antonino Caruso: «Una sfida vinta»

Don Luigi Garbini, sacerdote illuminato, artista e committente impegnato a conciliare le ragioni dell’arte musicale con quelle del rito sacro. È l’uomo cui il cardinale Carlo Maria Martini decise di affidare la fondazione e lo sviluppo del Lmcsl, un laboratorio di musica contemporanea al servizio della liturgia che dal 1999 a oggi ha catalizzato l’attenzione del gotha del mondo della composizione, da Petrassi a Donadoni a Francesconi. L’ultimo nato del Lmcsl è il gruppo di testi musicali che oggi solennizzano la messa delle 18.30, in San Marco. Si tratta di Introitus, Exitus, Kyrie, Alleluia, Preghiera eucaristica e Comunione, cinque pagine in prima esecuzione assoluta elaborate da altrettanti musicisti. Un polittico a più mani che vede il suo filo rosso nell’impiego dell’organico: tre fisarmoniche e sei voci miste. Impresa a firma dei compositori Ruggero Laganà, Fabio Nieder, Robert Pascal, Alessandro Solbiati, Sonia Bo, sovrintesa da Garbini e promossa dalla Fondazione Radici nel Futuro, che ha posto l’appuntamento a sigillo di «Novecento in musica», la rassegna di sette concerti di musica contemporanea ospite di San Marco. «Una sfida vinta», spiega Antonino Caruso, presidente della Fondazione. E ci anticipa i contenuti della prossima rassegna messa in campo da Radici nel futuro. Un omaggio in chiave jazz a Nino Rota, al Teatro Nuovo, e una collana di concerti (titolo «Sinfonicamente») che attrarranno studenti dei Conservatori d’Europa. L’ultimo concerto reclama un bilancio. E quello di Novecento in musica è positivo. Un’impresa ardita e vincente, con un approccio aperto e sgombro di pregiudizi. «Io non chiedo a un compositore se va in chiesa. La bontà della composizione non dipenda dal grado di fede. Armonia e contrappunto rispecchiano regole autonome che consentono di scrivere a prescindere dalla religione», parola di Don Garbini.