La musica dei mantra per aiutare il Tibet

da Milano

Musica per sognare, per rilassarsi e migliorare. Ma anche musica per diventare più generosi e aiutare chi soffre. Come tanti bambini in Tibet o in Nepal che vivono quasi con nulla. Comprare il cd inedito World of Buddha che oggi si può trovare in edicola con il Giornale al prezzo di 7.90 euro è un gesto d’amore e di generosità, una piccola goccia nel mare dell’indifferenza. Il Lama Gangchen è il fondatore di due associazioni umanitarioe nate nel 1992. La prima è la «World Peace Foundation», organizzazione non governativa, affiliata al Dipartimento di Informazione Pubblica delle Nazioni Unite, che sostiene i programmi Onu per promuovere l’autosufficienza dei paesi in via di sviluppo. La seconda, è la «Help in action» che si occupa di adozioni a distanza e di progetti umanitari che riguardano centri sanitari, scuole, monasteri, sviluppo ambientale a favore dei paesi dell’Himalaya.
Che importanza ha la musica nella filosofia buddista?
«Moltissima, è un mezzo di meditazione fondamentale. Ma il cd che proponiamo non è un strumento di preghiera, non c’è alcuna idea di convertire gli occidentali. Anzi, siamo noi che ci adattiamo alla cultura locale per trasmettere dei messaggi di pace del Buddha».
Oriente e l’Occidente si incontrano nella musica?
«Esattamente. Lo stile della musica non è meditativo, le melodie sono di stampo occidentale cantate da bravissime ragazze italiane che hanno ricevuto un beneficio dall’insegnamento buddista e quindi trasmettono con la voce quello che provano nel cuore. Insomma, invece che stare a cantare melodie senza significato o a volte pure violente, si può provare a cambiare stile per vivere meglio».
La musica può diventare un toccasana per il corpo e l’anima?
«La musica porta in sé il miracolo della guarigione, del rilassamento per la mente e anche allo spirito. Ha il potere di diminuire la rabbia, la gelosia, l’orgoglio, l’avversione, aumenta l’amore, la compassione, la pazienza, l’umiltà, tutte componenti della disciplina buddista».
Cos’è il mantra?
«È protezione della mente. Nella musica ci sono formule che vengono ripetute più volte per creare delle vibrazioni positive che influiscono sul pensiero in modo sottile, energetico, con il potere di trasformare le nostre attitudini violente e pacificarle».
L’Oriente resta ancora la culla del misticismo universale?
«In una parte dell’Oriente esiste ancora questo misticismo, ma il materialismo occidentale sta arrivando con prepotenza anche da noi».
E questo lo considera un danno?
«Il danno avviene quando si dimentica la propria cultura. Ma un uccello per volare ha bisogno di due ali e anche in Occidente ci sono tantissime cose buone, la medicina, i diritti, il sociale. Anche la tradizione cristiana è profondamente caritatevole ma per molti è diventata un’abitudine, si tiene più alla forma che alla sostanza. La missione buddista, invece, non è quella di fare proseliti ma di diffondere messaggi molto semplici come l’amore, la compassione, l’equanimità».
Quali progetti sostenete grazie alla generosità della gente?
«Allestiamo piccole scuole, dispensari, soprattutto in aree remote del Tibet. Cerchiamo anche di ricostruire antichi monasteri per sostenere la cultura locale e gli artigiani. Poi ci occupiamo di adozioni a distanza. Seguiamo circa 3000 bambini. Purtroppo il sostegno dall’Italia è diminuito in questi ultimi anni di crisi economica».
Chi vuole darvi una mano a chi deve rivolgersi?
«Può rivolgersi associazione, “Help in action”, telefono 02- 29000521. Per sostenere annualmente un bambino a distanza bastano solo 225 euro. Con questi soldi si comprano coperte, cibo, farina, vestiti. Con i fondi che raccogliamo diamo anche qualche soldo alle famiglie, ma non troppi perché altrimenti si vanno a comprare la tv nelle grandi città».
Cosa significa essere poveri in Tibet?
«Molti villaggi vivono in uno stato medievale, sono contadini, mangiano i prodotti della terra che coltivano in modo primitivo. Quando non piove la terra è egoista e non cresce nulla».