La musica globale conquista Mozart

«Quest’orchestra è la dimostrazione che i sogni si possono realizzare. Il sogno di unire tanti suoni e tante culture in un’unica grande musica realmente globale». Eccolo Mario Tronco, ex tastierista degli Avion Travel e mentore, direttore e fondatore dell’Orchestra di piazza Vittorio, il multietnico complesso musicale nato nella celebre piazza dell’Esquilino che sarà questa sera in concerto (ore 21) al Teatro dell’Opera per una inedita e sorprendente trasposizione dell’Ouverture del Flauto Magico di Mozart.
Come nasce questo progetto?
«L’idea è venuta al regista Daniele Abbado con il quale lo scorso anno stavamo lavorando per la Notte Bianca di Reggio Emilia. Mi ha suggerito di rappresentare l’opera di Mozart suonata dall’Orchestra di piazza Vittorio. Inizialmente pensai fosse una pazzia far suonare un’opera sinfonica a un gruppo musicale come il mio. Poi, partendo dalla ouverture e da quei primi 30 minuti, mi sono reso conto che era possibile immaginare il lavoro di Mozart come parte della tradizione musicale popolare. La riscrittura segue lo stile e le peculiarità dell’Orchestra e non disturba che Papageno canti in dialetto senegalese anziché tedesco».
C’è stato, dunque, un riadattamento.
«Il bello della musica è che non ha confini. I puristi, forse, storceranno il naso ma abbiamo immaginato la sinfonia suonata da tutti i musicisti che diventano personaggi e protagonisti dell’opera. Ognuno con la sua partitura».
Un progetto inedito nel suo genere.
«Sicuramente con un’orchestra come la nostra. Tutto dovrebbe essere pubblicato poi su un cd, ma l’idea è in evoluzione. Per adesso possiamo già annunciare che dal 26 febbraio al 2 marzo saremo al Palladium per un ulteriore passo tratto dal Flauto Magico che verrà proposto con attori al fianco dei nostri musicisti».
Da inizi difficili a un presente di successo globale quello dell’Orchestra di piazza Vittorio. Lei ha anche dovuto lasciare gli Avion Travel.
«Per me questa è stata una scelta dolorosa. Andava però fatta per dare la giusta attenzione all’Orchestra. Negli ultimi due anni, direi dal film in poi, c’è stato un passaparola travolgente che ci spinge in ogni angolo del mondo».
Quanto è importante Roma per i musicisti che compongono questa orchestra?
«Fondamentale direi! L’Orchestra è composta da 16 musicisti, ognuno di nazionalità differente. Negli ultimi anni siamo stati a Londra, a Barcellona, a New York, nelle maggiori capitali e ogni volta il loro commento è stato: "Bella città... però Roma è tutta un’altra cosa..."».