Musica, storie e Avion Travel È la Napoli dei fratelli Servillo

Al Torino Film Festival presentato «Lascia perdere, Johnny!», esordio alla regia di Fabrizio Bentivoglio da venerdì nei cinema

da Torino

«L'approdo torinese era stato scelto fin dall'inizio, qui volevamo venire e qui siamo venuti». Così Fabrizio Bentivoglio alla domanda se avesse voluto presentare il suo primo lungometraggio da regista, Lascia perdere, Johnny! (da venerdì nelle sale), in un altro festival diverso da questo di Torino, diretto dall'esordiente Nanni Moretti. «Perché - ha aggiunto - cercavamo un clima familiare, non ci piacciono le guide rosse e gli smoking».
L'aria familiare Bentivoglio l'aveva già cercata sul set e anche per questo, tra i tanti attori scelti, troviamo per la prima volta nello stesso film due suoi grandi amici, i fratelli Servillo, Toni e Peppe. Il primo è così contento dell'avvenimento che spera di poter finalmente tornare a lavorare con il fratello a teatro. L'altro, volto (le sue mimiche facciali sono leggendarie) e voce degli Avion Travel che proprio l'altra sera hanno suonato ai Murazzi di Torino e con cui Fabrizio Bentivoglio collabora oramai da molti anni, racconta: «Abbiamo partecipato all'idea del film dall'inizio. Quel candore un po' napoletano e un po' inglese di Fabrizio mi ha sempre incantato. E poi condivido moltissimo la ricerca di paternità, in tutti i sensi, del ragazzo protagonista del film».
Tutto nasce dai racconti del chitarrista degli Avion Travel, Fausto Mesolella, un affabulatore di storie vere o verosimili del mondo dei musicisti o presunti tali di Napoli e dintorni. Dove, tanto per intenderci, trovi anche chi si spaccia per l'autore di una canzone come My Way di Frank Sinatra. Così la storia del diciottenne Faustino Ciaramella, figlio unico di madre vedova, che nella Caserta del 1976 vorrebbe fare il chitarrista, si scrive quasi da sola, con gli incredibili personaggi che lo seguiranno nel suo viaggio fino a Milano, tra cui c'è il grande musicista milanese Augusto Riverberi un po' spaesato a Caserta (un Fabrizio Bentivoglio che rende omaggio al vero Giampiero Riverberi) che per Faustino diventerà, dice il regista, «una specie di padre in ritardo, come siamo molti della nostra generazione». C'è poi il maestro Domenico Falasco (interpretato da Toni Servillo) trombettista e bidello, c'è l'impresario truffatore Raffaele Niro (Ernesto Mahieux) e poi la shampista Anna Maria che viene catapultata, quasi come una groupie, nel mondo dello spettacolo così diverso dal suo. A interpretarla Valeria Golino che, prima di essere stata scambiata per Francesca Neri da un ragazzo alla conferenza stampa («Mi è capitato di tutto nella vita, ma questo...», ha scherzato l'attrice), ha raccontato: «Preferisco girare film in Italia perché ci sono personaggi belli come questo, una donna morbida e leggera, senza nevrosi e con un'intelligenza del cuore».
Ma Lascia perdere, Johnny! è soprattutto la storia di formazione del giovane chitarrista (soprannominato Johnny) al quale, dice Toni Servillo, «è rivolta la battuta che preferisco nel film: “Tu la fai troppo facile”. La verità è che la strada verso il successo è fatta molto spesso di inciampi e di maestri che sono formativi solo se impari a camminare con le tue gambe».