«La musica, una strega esigente che mi fa pensare al suicidio»

da Milano

Sarà stato il fascino del proibito ad attirarlo verso la tastiera di quel pianoforte che papà teneva gelosamente chiuso a chiave nell’antica casa di Ascoli Piceno. «Poi un giorno, a quattro anni, sono riuscito ad aprirlo e, picchiando sui tasti, ho provato un brivido irripetibile». Era scritta nel destino la storia di Giovanni Allevi, che si è trasformato da stralunato Harry Potter del pianoforte a star da classifica. Fenomeno, istrione, re degli incroci tra tradizione classica e suoni contemporanei: il critico lo chiami come più gli aggrada. Fatto sta che Allevi mette d’accordo il pubblico e in questi giorni ha piazzato due cd - il doppio Allevilive e Joy - nella Top 30 della hit parade mettendo in fila gente come Annie Lennox e Mina. Sembra una persona normale ma è affetto da bulimia creativa, infatti sta per pubblicare il suo primo dvd Joy Tour, registrato lo scorso agosto allo Sferisterio di Macerata, e l’11 dicembre partirà l’ennesimo tour con la Camerata dei Berliner. «La tournée italiana ha cambiato i miei gesti scaramantici - ridacchia Allevi - prima di ogni concerto mangio sempre una fetta di torta al cioccolato, ma dopo 120 date la razione è diventata sempre più sottile».
Ci sono altri riti che esegue prima dei concerti?
«Vado in piscina e, nuotando, ripasso mentalmente i movimenti delle dita che farò alla sera. Poi quando sono in giro porto sempre con me Dylan Dog».
Letture leggere...
«Leggo molti libri ma una pagina al giorno, medito su ciò che leggo per ore e il mio mito è Coelho».
E il cinema le piace?
«Lì si che vado sul leggero per distrarmi; infatti amo storie fantastiche come Harry Potter e Ratatouille».
E la tv?
«Non la seguo, per mantenere il contatto con la realtà preferisco viaggiare in autobus o andare al bar».
Però ha lavorato anche con Bonolis.
«Bonolis è un grande, ma anche da lui ho sempre e solo pensato a mettere insieme dei fa che stessero bene con dei si bemolle».
Allevi ma cos’è per lei la musica?
«Penso alla musica 24 ore su 24 con una maniacalità al limite del suicidio».
È sempre stato così? Ha mai giocato a calcio, ha avuto amici?
«Fino a 12 anni ero un piccolo teppista, giocavo a pallone e facevo persino la break dance. Poi la musica classica mi ha reso un recluso. La musica è una strega capricciosa che chiede dedizione assoluta».
Nel suo caso le ha restituito fama e successo.
«Non riesco a credere che i miei brani siano finiti in classifica. Sono felice per i sacrifici di questi anni».
Quali i più duri?
«Lasciare la mia città e la famiglia, trasferirmi a Milano, finire il Conservatorio insegnando musica alle medie e facendo pure il cameriere per arrotondare».
Però ci ha sempre creduto.
«Quand’ero militare pulivo la stanza del maestro di musica e di nascosto mi sedevo al piano. Un giorno mi sorprese e mi mise nella banda. La mia prima esecuzione fu Rapsodia in blu».
E poi?
«Poi non ho mai mollato. Il primo concerto solista, a Napoli, c’erano cinque spettatori ma io mi sentivo in paradiso».
Ha suonato anche con Jovanotti.
«Sì, ma c’era il rischio di brillare di luce riflessa, così ho rischiato da solo».
La sua famiglia?
«La mia prima fonte d’ispirazione. Mio padre, clarinettista, mi ha insegnato il virtuosismo; mia mamma, cantante lirica, il gusto della melodia. Ma è mio fratello, allenatore di basket, che mi ha insegnato più di tutti: ovvero a mettere insieme la musica in un equilibrio armonico di elementi differenti, come il gioco di una squadra di pallacanestro».
Il suo segreto?
«Me l’hanno fatto scoprire i miei fan. Sorprendentemente gli “alleviani” sono un esercito, aprono forum, siti spontanei: sono persone che si rispecchiano nel mio atteggiamento. Insieme abbiamo fatto il nostro identikit: siamo idealisti, gentili, con una fiducia rinascimentale nel futuro».
Lei ha avuto molto: cosa si aspetta ancora dalla musica?
«Tutto. L’11 dicembre parte da Cesena il tour con gli archi dei Berliner. Il 21 ci sarà uno speciale concerto a Gubbio. Sono entusiasta perché i Berliner eseguiranno alcune mie nuove composizioni. Probabilmente faremo anche un disco».
E questa pioggia di pianisti?
«La mia sfida personale è con Philip Glass. Lui non sa chi sono ma io penso che oggi bisogna superare il minimalismo per cercare una nuova intensità melodica».
I suoi punti di riferimento?
«Bach per il rigore strutturale, Chopin per il colore e il sentimento: tra i moderni Keith Jarrett».
Intanto il 30 esce il primo dvd Joy Tour.
«Lo presenteremo il 22 allo Iulm di Milano all’interno del Premio Videoclip Italiano. Il dvd è il reality del mio show».
Qualche giorno fa a Milano la aspettavano più di mille persone.
«Succedono cose strane. A Locorotondo i vigili mi hanno “salvato” dai fan e uno di loro mi ha fatto firmare l’autografo sul blocco delle multe. A Napoli una ragazza mi ha strappato i capelli come trofeo».
La politica le interessa?
«Tengo a sottolineare l’apoliticità della mia musica: il piano si suona con la destra e con la sinistra».