La musica di Ventimiglia ha perso un’amica

Troppo pochi sedici anni

per avere la patente
Caro dott. Lussana, nel nostro club internettiano abbiamo iniziato una discussione sull'ultima proposta della «patente ai sedicenni». Abbiamo avuto accesi contrasti ed idee poco chiare.
Si tratta di anticipare il rilascio della patente? Si tratta solo di permettere il foglio rosa agli apprendisti sedicenni? Chi insegnerà ai sedicenni, l'autoscuola o un adulto? Sarà possibile anche la guida in autostrada. In compagnia di un adulto senza i doppi comandi? E che succede se il pilota fa qualche «sbaglio» non certo a 20 Km all'ora? Il conducente tira il freno a mano?
Io ammetto che un sedicenne mi possa battere nei giochini a computer, ma io quei giochini non li faccio e lui morirà virtualmente chissà quante volte pur essendo più scattante di me e farà vittime con indifferenza. Insomma, vorrei vederci chiaro.
Sedici anni non sono la maturità, per lo meno per la maggior parte dei giovani e specie ai giorni nostri. E diamogli anche il porto d'armi e lo sconto incertivo per comprarsi un bel mitra, oltre la droga. La legge deve passare al senato dopo essere stata approvata anche da parecchi dei nostri. Vorrei che anche i nostri ci vedessero chiaro. Si è cominciato allentando tutti freni morali col buonismo e permissivismo, con la scuola facile, col sei sociale, con la droga libera e tutto questo si è trasformato in un genocidio di giovani, dei nostri giovani.
Non sono state leggi di destra: vogliamo aiutarli adesso? Siamo tanto imbambolati da non saper neanche più vedere i pericoliche continuano a minacciare la nostra gioventù, il nostro futuro?
Luciana Grilli

La latrina nei parcheggi

del «Gabbiano» a Savona
Ore 8,30 circa di domenica 24 giugno, parcheggio E 1, piano terra del Gabbiano Ipercoop di Savona, entro con l’auto e parcheggio, in attesa dell’apertura del centro commerciale. Mi guardo distrattamente in giro e vedo arrivare un pulmino con targa straniera, mi sembra rumena, a bordo circa una decina di persone, donne e uomini, a coppie scendono, raggiungono il posteggio dei carrelli, vi sistemano un paravento, si calano i calzoni e… vi fanno le loro necessità.
La cosa si ripete per circa cinque volte. Dopo una manciata di minuti arrivano tre barboni che ho già notato, perché dormono nei giardini dietro l’Ipercoop, anche loro si appartano e lasciano il loro ricordino. Una vecchietta, poverina, si avvicina per prendere un carrello ma vedo che scappa. È comprensibile: il fetore è insopportabile, per un raggio di una decina di metri nessuno si può avvicinare ai carrelli nell’angolo.
Non è neppure una cosa igienica che in un supermercato, dove si vendono anche alimentari accadano cose di questo genere. Che dire… siamo proprio diventati una discarica generalizzata.

Consigliere Provinciale Savona
Noi cittadini condannati

a tenerci i criminali in casa
Caro Sig.Lussana, non avrei mai voluto che a una mia lettera inviatavi qualche giorno fa avrei presto dovuto aggiungere una postilla dolorosa a seguito della tragedia avvenuta proprio a pochi km di distanza da me, a Rapallo, ove durante una rissa notturna un giovane albanese ha mandato in fin di vita un rapallese con un colpo in testa di seggiola (di ferro...). La lettera? Eccola: «Sulla spiaggia di Sanremo un marocchino 22enne deruba del marsupio un giovane, i bagnanti se ne accorgono e, mentre accennano a pestarlo come si deve, arrivano i Carabinieri. Il denaro e i documenti spariti (evidentemente aveva un complice e i documenti servono ad altri della sua risma...). In caserma... sorpresa! Era irregolare e già colpito da precedenti provvedimenti per furto e rapina.
Commento: che bravi coloro che hanno condannato noi, me incluso, a tenercelo. Ancora: i ladri in grande stile di telefonini a Milano non possono essere neppure indagati, secondo il Gip, perché la eventuale loro condanna a dieci o trenta mesi di carcere sarebbe vanificata dall'indulto.
Commento: credevo sto indulto fosse «una tantum», ora scopro che è sempiternum». La postilla? «Il Secolo XIX, oggi: ... il giovane albanese, clandestino, già con diversi precedenti per violazione della Legge sull'immigrazione...eccetera». Stavolta, inutile commentare.
Luigi Fassone

La sinistra regala alla Liguria

il record delle tasse
L’Istat ha certificato che la Liguria è la regione i cui abitanti sono i più tassati in Italia, come tributi locali.
Bella forza. Da almeno vent’anni i Comuni, le Provincie e la medesima Regione sono governati dalla sinistra.
Stefano Bruzzone

L’arroganza è anche femmina

e i disagi sono i nostri
Spettabile Redazione Genovese de il Giornale, bel biglietto da visita quello della sindaca Vincenzi!
In occasione della gara ciclistica del primo luglio, in una trentina di vie cittadine per l'intera giornata e qualcosa della precedente sarà vietato il transito e la sosta, pena rimozione forzata; in pratica si paralizzerà mezza città, e si creeranno enormi disagi ai residenti ed ai turisti: non c'è che dire, uomo o donna che la rappresenti, la sinistra è sempre intollerabilmente arrogante e se ne infischia dei disagi che arreca ai Cittadini! Cordialmente,
Luigi Parodi - Courmayeur
Dobbiamo crescere

anche col Terzo Valico
Caro Massimiliano, sabato il varo del magazzino del Banco Alimentare ha permesso di evidenziare quanto sia presente nella nostra società il disagio e la disperazione. Quando si dice che delle 50 mila persone che si rivolgono al Banco molte risultano sconosciute ai servizi sociali si tasta con mano le storture della nostra società. Di fronte a tutto questo è giusto essere al fianco di associazioni come questa con contributi e atti amministrativi che ne permettano la crescita e la diffusione. Di fronte a tutto questo è giusto dare vita a delle politiche capaci di portare allo Sviluppo della nostra comunità. In questo senso la sfida del Terzo Valico diventa non più procrastinabile. Si dice che ci sono altre priorità e ci sono pochi soldi. Bene vediamo quali sono le altre priorità e quanti soldi ci sono, dopo di che facciamo una classifica sulla base di quanto le diverse scelte possano incidere sul rilancio di Genova. Certo per dare il primo imput a questo circolo virtuoso si ha bisogno di una mobilitazione veramente importante da parte di noi genovesi. Se saremo in grado di fare sentire la nostra voce in maniera chiara e precisa, potremo ottenere un cambio di rotta. Nulla facendo porteremo le nostre Istituzioni a traccheggiare fra parole come solidarietà, sociale e sviluppo senza decidere mai niente di veramente incisivo ed efficace. La posta in gioco è veramente alta e questo non solo per i giovani ma per tutta la comunità cittadina. Infatti un popolo che rifiuta di crescere è un popolo destinato a scomparire.
Enrico Cimaschi
Capogruppo Lista Biasotti Municipio I Centro Est
L’unica speranza

sta nel ceto medio
Egregio Dott. Lussana, le lettere sull'esito elettorale pervenute al «Giornale» ci sollecitano ad una riflessione sulla forza elettorale del centro sinistra, sulla politica e sulla cultura liberale e sul futuro cambiamento.
La forza elettorale del Pci, ereditata dalla sinistra, ex, post e neo comunista, è stata costruita lungo un percorso gramsciano su un blocco storico sociale con al centro la classe operaia irizzata e portuale assistita e con la subalternità di ampi ceti sociali intermedi. La Dc, la cui eredità elettorale è passata in larga parte alla sinistra dossettiana epuratrice del cattolicesimo liberale di Sturzo e De Gasperi, fondò il suo blocco storico su larghi strati di aristocrazia operaia, di tecnici e di medio-alta burocrazia degli stabilimenti Iri ad alta tecnologia e sui ceti medi, assorbendoli tutti in una politica di mediazione interclassista. Cgil e Cisl offrirono i loro bacini di consenso a questo disegno in cui il ceto medio, risultando compresso, non ebbe una sua autonoma rappresentatività politica, né un ruolo culturale.
Tuttavia questi ceti medi sono i nostri naturali interlocutori politici, il nostro riferimento sociale e la nostra base elettorale; infatti dal loro atteggiamento di affluenza alle urne o dal loro astensionismo dipendono la nostra vittoria o la nostra sconfitta.
La nostra missione è ora quella della politicizzazione autonoma dei ceti medi che deve essere realizzata attraverso una politica di liberalismo popolare e una cultura liberal-democratica di massa.
Dopo il tramonto delle ideologie illiberali del secolo scorso fondate sulla Classe, sulla Razza e sullo Stato questo è il secolo del liberalismo popolare che deve mettere insieme piccoli e medi imprenditori, artigiani, commercianti, coltivatori diretti dell'entroterra, professionalità di massa competitiva, futuri produttori, quelli che produttori sono stati, pubblici dipendenti del merito mortificati nella loro professionalità dall'egualitarismo e dall'appiattimento sindacali, dipendenti privati moderni che vedono nell'impresa e nella sua crescita nel mercato un fattore di ricchezza sociale e non più il luogo della contrapposizione marxista capitale-lavoro.
A tutti queste donne e uomini che ogni giorno rischiano e meritano sul mercato dobbiamo dare visibilità sociale, rappresentatività politica e funzione culturale.
A questo blocco maggioritario dobbiamo dare una linea culturale egemonica nella società genovese alternativa a quella della sinistra gramsciana-dossettiana-gobettiana, e ispirata alla filosofia politica e alla cultura liberale.
Questo blocco deve esprimere la futura classe dirigente di politici non professionisti, la quale deve allargare sul territorio gli spazi al nostro consenso.
Sia nel Ponente ove il suffragio dato dai ceti medi alla sinistra è purtroppo molto alto. Sia nel Levante ove il forte insediamento sociale dei ceti medi non si è tradotto in un consenso tanto alto da equilibrare e superare quello percentualmente ancora vincente nella città.Il loro astensionismo denota poi un deficit culturale (concordo con Fois della Lista Biasotti) il quale ci chiama in causa per avere trascurato il nostro substrato culturale.
Segnatamente a Genova e non nel resto del Nord-Italia, c'è stata una generazione che è invecchiata di comunismo e di democrazia cristiana nel dualismo consociativo statalista e assistenzialista e che ora da prepensionata si è riproposta sempre con lo stesso ceto di politici professionisti, di sindacalisti in servizio permanente effettivo e di intellettuali organici in versione catto-comunista/sinistra e in chiave conservatrice.
Facciamo in modo che un'altra generazione riformista e aperta al futuro, quella del bipolarismo e dell'alternanza, non invecchi negli errori del Centro Destra.
Franco Lentini
Lista Biasotti