Musiche reggae a volontà per la cantante irlandese

L’artista dublinese sarà domani sera allo Smeraldo con nuove composizioni

Luca Testoni

È l'imprevedibilità il sottile filo rosso che lega la carriere della cantante-rockstar calva irlandese Sinéad O'Connor. D'altronde nella sua turbolenta e imprevedibile carriera le è capitato di tutto e di più. Il mega successo planetario, nel 1990 ai tempi della hit scritta da Prince Nothing compares 2 U (la trovate nell'album I do not want what I haven't got), e la gogna mediatica quando ha fatto a pezzi (nel 1992) una foto di Papa Wojtyla durante una performance in diretta tv al Saturday Night Live.
Da allora, l'inquieta dublinese, lanciata da Bono e The Edge degli U2 quando gorgheggiava minorenne in compagnia dei misconosciuti In Tua Nua, ne ha combinate di cotte e di crude. Litigando con mezzo mondo. Con i suoi ex mariti e boyfriend per l'affidamento dei figli (ne ha tre da altrettanti mariti), ma anche con manager, colleghi, giornalisti e istituzioni politiche e religiose. In Irlanda, ma non solo. Un match permanente scandito da proteste, nevrosi e gesti shock e intervallato, ma solo una tantum, anche dall'uscita dei dischi.
Tre anni fa Sinéad O'Connor, 40 anni il prossimo 8 dicembre, aveva annunciato il suo ritiro dalle scene musicali. «Ho deciso di farmi da parte perché non sopporto più di essere una persona famosa», aveva scritto in una nota dedicata ai fan. «Vorrei una vita normale, nella quale le persone rispettino la mia privacy. Sono molto timida, voglio essere lasciata in pace».
Tutto finito? Nemmeno per sogno, perché la dolce e irascibile Sinéad si è rifatta viva alla fine dello scorso anni con Throw down your arms, un doppio album registrato in Giamaica e prodotto da Sly & Robbie, dove ha provato a ricantare con sincero trasporto un bel po' di classici del reggae. Da Downpressor man di Peter Tosh alla marleyana War fino a Marcus Garvey di Burning Spear.
Il risultato non poteva essere più sorprendente. In positivo. La cantautrice, che ha abbracciato nel frattempo la religione Rastafari (ma non era diventata una sacerdotessa cattolica?), ha saputo distillare emozioni e regalare un credibile concentrato di passione e spiritualità in musica. Un'esperienza entusiasmante che sarà al centro del suo tour completamente acustico che domani sera farà tappa al Teatro Smeraldo di piazza XVV Aprile (ore 21, biglietti da 35 a 50 euro).
Inutile sottolineare che a giustificare la full immersion nelle radici reggae ci sia un irrefrenabile bisogno di religione e spiritualità: «Sono stata sempre interessata a salvare Dio dalla religione e a cantare una canzone come fosse una preghiera. La musica Rasta è la sola che segue questa strada. Senti lo spirito di Dio vivere in questa musica», ha dichiarato di recente in un'intervista-conversazione con Burning Spear.
Ma oltre a sfoggiare un repertorio di cover reggae da far impallidire qualsiasi seguace della dottrina Rastafari, Sinéad offrirà al pubblico dello Smeraldo anche un assaggio di voce e chitarra (ad accompagnarla sarà il chitarrista Steve Cooney) di Theology, l'album acustico di argomento religioso che farà uscire prossimamente per l'etichetta personale That's why there's Chocolate and Vanilla.

Sinéad O’Connor, teatro Smeraldo, ore 21, info 02-29006767, ingresso 50, 40 e 30 euro