Il musicista giramondo commuove il sindaco

Anche a Cortina, la perla delle Dolomiti, vige una norma che vieta l'accattonaggio. Ma per l'artista bielorusso è stata fatta un'eccezione: «Io non faccio rumore. Io offro arte, esporto cultura»

In sottofondo le note del Titanic. Sono quasi le 8 di sera, è l'ora della mamme con i bambini per mano. Quella melodia è per loro; riconoscibile, popolare, romantica. Si fermano quasi per caso, distratti ascoltano, sorridono. Pavel Komov soffia note nel suo sax. Così si libera la mente. I pensieri che volano verso Minsk. La Bielorussia, mentre suona in piazza a Cortina d'Ampezzo, non è poi così lontana. Eppure qui ha già fatto clamore.

Il Gazzettino ieri ha raccontato la sua storia, lui come l'eccezione, lui, lo strappo alla regola del sindaco sceriffo che non vuole gli accattoni in città e concede il permesso al sax solista e a quella musica meravigliosa. E in effetti, da quel 24 luglio, data dell'ordinanza, di accattoni a Cortina se ne sono visti ben pochi. Ma per lui è tutta un'altra storia.

Pavel Komov ha il permesso e ci tiene a sottolinearlo. Io non sono un vagabondo, né un accattone. Io sono un artista». Il sindaco, Andrea Franceschini, lo ha sentito passando per strada e si è commosso. «È bravo».

Un artista di strada?
«No. Ci tengo a precisare che sono un artista professionista. Sono direttore di coro accademico a Minsk. Sto studiando per diventare professore all'università di musica».

Cosa pensa quando la chiamano artista di strada?
«Bisogna distinguere le capre dalle pecore. Invece si fa spesso confusione. Io non ho niente a che fare con la gente che si improvvisa sulle strade. Non ho un cane vicino. Non faccio rumore, offro arte, esporto cultura».

Perché allora suonare per strada?
«Unisco l'utile al dilettevole. Mi esercito. Per me sono ore di lavoro importantissime. E poi alleno la mente. È una filosofia di vita. Un'esplorazione dentro di me e verso l'Europa».

In che senso?
«Suonare nelle piazze, nelle strade è come una terapia. Io e il mio sax. Mi rilasso, come in una seduta di autoanalisi. Penso e pulisco i pensieri, riesco a vedere le cose in prospettiva, in modo nuovo. Il rapporto con la gente, poi, ti insegna moltissimo»

Con i passanti?
«Sì. Giro per tutta l'Europa e ho imparato, dopo tanti anni di viaggio, a capire le nazionalità di chi si ferma ad ascoltare. Gli austriaci e i tedeschi per esempio sono più freddi e composti. Però si capisce che dentro di loro apprezzano, anche se non riescono a dimostrarlo. Gli svizzeri sono i più timidi. Hanno vergogna a fermarsi anche se lo vorrebbero. Gli italiani e gli spagnoli restano i più divertenti».

Quanto guadagna?
«Preferisco non parlare di questo. Certo posso dire che non si diventa ricchi».

Come ha fatto ad avere il permesso dal sindaco di Cortina?
«Gli ho spiegato chi ero, cosa facevo. Che ho inciso due dischi. Così mi ha dato il permesso per due giorni. Stasera riparto».

Prossima destinazione?
«Dolomiti. Vado verso nord. Ma è l'ultima tappa verso nord. Dopo scendo, vado verso il mare. Ho già tutte le tappe più o meno preparate. Toscana, Emilia Romagna... A ottobre voglio essere a Milano. E poi ritorno a casa».

Negli altri Paesi dell'Europa è più facile avere il permesso per suonare?
«Non direi. Ogni Paese ha regole abbastanza precise. L'Austria è più rigida, sono loro a indicarti il luogo esatto, ti danno anche gli orari. Limitano un po' la libertà d'azione In Italia invece generalmente puoi scegliere tu l'angolo o la piazza che preferisci. E anche quante ore suonare».

Non le fanno paura tutte queste ordinanze dei sindaci italiani?
«A Treviso ad esempio è impossibile avere il permesso. In altre città si fatica sì, ma poi ne vale la pena. Mi piace l'animo degli italiani. Li trovo solari. Persone positive».

Qual è il suo repertorio?
«Dipende ovviamente dal mio pubblico. Per strada evito il jazz. Non lo faccio mai. Troppo difficile. Preferisco scegliere musica più soft. Musica anni '60 e '70. In Italia mi rifaccio a Fausto Papetti. Poi c’è Armstrong, Claydermann. E tanta musica classica. Schubert, Mozart, Brahms».

La sua canzone quando viaggia?
«Non ho una canzone preferita, ma mi piace sentire la radio per ogni Paese che vedo. Sono in auto e accendo la radio e viaggio».

Sempre suonato da solo?
«Io? Io sono un solista».