Mussari: «Mps non sarà mai una preda»

Svolta nella politica delle partecipazioni: in vendita quelle non strategiche

Marcello Zacché

da Milano

Per Giuseppe Mussari quello di ieri è stato l’esordio da presidente del Monte dei Paschi di fronte alla comunità finanziaria. E chi lo conosce già, per gli oltre 4 anni che ha passato ai vertici della Fondazione che controlla la banca senese, non si dev’essere meravigliato della determinazione con cui il personaggio ha snocciolato numeri e programmi.
Duecento nuovi sportelli da aprire entro tre anni a Nord-est e Nord-ovest, quando ci saranno sul piatto 3,7 miliardi di capitale libero, anche grazie a un utile che, di qui al 2009, raggiungerà 1,5 miliardi. Senza dimenticare, nel frattempo, di pensare a eventuali aggregazioni o fusioni. Ma solo in presenza di strategie industriali chiare, respingendo logiche politiche e salotti finanziari. Di certo Mps non finirà preda di nessuno. Questa la possibile sintesi dei concetti che Mussari ha espresso a compendio delle tante cifre fornite con il nuovo piano industriale triennale del Monte.
Non a caso Mussari ha traslocato da Palazzo Sansedoni, sede dell’Ente, a Rocca Salimbeni quartier generale della banca, dopo che, da azionista, si era decisamente opposto sia al matrimonio con la Bnl (prima), sia a qualunque ipotesi di coinvolgimento nei progetti di Unipol (poi). Per questo, oggi può parlare dal vertice della banca permettendosi di dettare nuove condizioni, apparentemente anche alla politica (locale e non), che Mussari conosce a fondo. E che comunque nessuno può sostenere non abbia, a Siena, un peso importante nelle scelte strategiche della banca.
Per questo uno dei passaggi importanti di Mussari, nel momento in cui tutti si chiedono quale potrebbe essere la prossima mossa del risiko bancario assicurativo, è quando parla di Unipol, compagnia assicurativa collegata a Mps da una partecipazione incrociata (diretta quella di Bologna nella banca, indiretta, attraverso una quota nella holding Finsoe, quella di Mps). «Se dovessimo proporre la crescita esterna agli azionisti non riteniamo che Unipol sia il primo obiettivo», ha detto Mussari. Al punto che, se non verrà individuata una chiara strategia industriale, Mussari non esclude di poter spezzare il legame con Unipol, cedendo la quota in Finsoe.
Lo stesso discorso vale per tutte le partecipazioni finanziarie, che «valuteremo se cedere o no» (si tratta delle quote in Hopa, Generali e Sanpaolo, che valgono 1,2 miliardi su un totale di 1,9). In nessun caso, infatti, Mussari intende conservare azioni solo per avere accesso ai salotti finanziari: «Il salotto ognuno se lo fa a casa propria con i suoi mobili». In ogni caso Mussari è convinto che l'istituto senese non sarà oggetto di un'acquisizione: «Noi non verremmo assorbiti da nessuno, questo deve essere molto chiaro», mentre sulla crescita dimensionale ha detto: «Non siamo preoccupati delle nostre dimensioni né di quelle degli altri. Siamo preoccupati della nostra efficienza».