Mussi cancella il referendum sì alle staminali senza etica

Il ministro dell’Università, in contrasto con le leggi italiane, si schiera con i Paesi Ue favorevoli agli esperimenti sugli embrioni

da Roma

L’Italia dice sì alla ricerca sulle staminali embrionali in Europa. O meglio. Il ministro dell’Università e della Ricerca, il diessino Fabio Mussi, dà il via libera alla sperimentazione oltre all’intenzione di modificare la legge sulla fecondazione assistita. Affiancato e sostenuto dal ministro per le Politiche Comunitarie, Emma Bonino, Mussi prende un’iniziativa forte che subito si ripercuote sul già delicato equilibrio interno del governo. Il ministro, che si trovava a Bruxelles per prendere parte al consiglio di competitività Ue, annuncia una decisione radicale e gravida di conseguenze: ritirare il sostegno dell’Italia ad una dichiarazione etica contraria alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Una pregiudiziale sottoscritta da vari paesi, Germania, Polonia, Austria, Slovacchia e poi condivisa anche dal governo Berlusconi. Con il ritiro della firma italiana, i contrari a quel tipo di sperimentazione sono andati in minoranza. Di fatto insomma la decisione di Mussi apre all’utilizzo di embrioni umani nelle ricerche del VII Programma Quadro della Comunità Europea. Un via libera ottenuto con un emendamento di compromesso che prevede il rispetto delle legislazioni dei singoli paesi ed esclude la clonazione a fini riproduttivi e terapeutici.
La legge italiana in materia, la 40 sulla fecondazione assistita, vieta qualsiasi sperimentazione sugli embrioni. Mussi si è sentito in dovere di specificare che non ha «proposto di violare la legge italiana» ma che semplicemente «non mi pareva il caso di esportarla». Spiega: «Ho espresso a Bruxelles una posizione alla quale credo profondamente, ma che non tocca la legge 40 e le regole comunitarie che rispettano le restrizioni nazionali. Però non mi sembrava giusto confermare la posizione del governo Berlusconi, che poneva l’Italia in una “minoranza di blocco“ capace di impedire il finanziamento della ricerca». Naturalmente «i passi successivi spettano al governo nella sua collegialità»: intanto al ministro «l’idea di alzare i vincoli anche per altri paesi in modo autoritario» sembrava «esagerata».
Mussi specifica che la firma sotto questo provvedimento è soltanto sua. Insomma sembra proprio che in Italia nessuno, nemmeno Prodi, fosse stato avvisato dell’iniziativa. Tanto che il ministro della Salute, Livia Turco, chiarisce che la decisione di Mussi e «il mancato sostegno italiano alla dichiarazione etica non ha alcuna ripercussione sulla legge italiana in materia di riproduzione assistita, che resta in vigore in tutta la sua integrità». Il ministro della Solidarietà sociale, Rosy Bindi, conferma di «non essere stata informata»
La scelta di Mussi viene accolta con grande soddisfazione dall’ala radicale del governo, la Bonino innanzitutto. Ben diversa la reazione dei cattolici della Margherita con la senatrice Paola Binetti che boccia senza appello la decisione di Mussi e chiede a gran voce un intervento chiarificatore del premier Romano Prodi. «É ora che Prodi intervenga -dice - Le risorse sono limitate e dobbiamo concentrare i nostri sforzi su progetti concreti». Più cauto il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni della Margherita. «Mussi ha detto che non intende violare la legge in Italia. -osserva Fioroni- Però i fondi Ue per la ricerca sulle staminali hanno più possibilità di finanziare la ricerca italiana se indirizzati sulle staminali adulte». Compatta la condanna da parte del centrodestra. L’ex viceministro dell’Università, Guido Possa, osserva come si dia il via libera a ricerche vietate per legge e considerate dal comitato di Bioetica «eticamente inaccettabili». Rocco Buttiglione propone una mozione di sfiducia individuale per Mussi visto che invita a «violare le leggi italiane».