Mussi: governo dannoso sulla ricerca

da Roma

L’emendamento alla Finanziaria sulla ricerca verrà riformulato. Insomma, riscritto. Lo dicono più o meno in coro sia Nicola Sartor, sottosegretario all’Economia, sia Michele Ventura, relatore di maggioranza alla manovra. Ma come verrà riscritto è uno dei misteri meglio custoditi. «Non posso parlare», dice il sottosegretario. «Nemmeno io», aggiunge il relatore.
L’argomento tiene banco nelle riunioni mattutine di maggioranza. Si vedono alle 8 i parlamentari dell’Unione per trovare un’intesa. E non la trovano. Nel pomeriggio si vedono a Palazzo Chigi. L’orientamento è quello di prendere per buone le argomentazioni sostenute da Mussi (e dalla Levi Montalcini) per aumentare le risorse all’Università. Ma come?
Il ministro e il Premio Nobel chiedono che venga modificato l’art. 53 della Finanziaria, quello che taglia “orizzontalmente” il bilancio.
Una breccia nella sensibilità di Sartor l’avrebbero pure fatta. Ma a questo punto entra in ballo la Politica. Da Palazzo Chigi qualcuno inizia a fare due conti. Il primo: la Montalcini ha detto che non voterebbe la Legge finanziaria se non trovasse un aumento dei fondi per la Ricerca. Ora, però, Palazzo Madama si esprime sul decreto fiscale, mica sulla Finanziaria. Ne consegue che c’è tempo per modificare la norma in questione. Magari, l’emendamento che aumenta i fondi si può presentare proprio al Senato. Così da garantirsi il voto del Premio Nobel.
Il secondo: una scelta di questo tipo potrebbe anche avere un effetto parallelo. Se l’emendamento viene presentato al Senato, chi vince la partita è il Premio Nobel. Se, al contrario, si presenta alla Camera, chi staccherebbe un dividendo di visibilità sarebbe Fabio Mussi. Proprio la spina nel fianco di Fassino, che non vuole il Partito democratico di Prodi. E perché - ragionano a Palazzo Chigi - dobbiamo fare un favore del genere al ministro dell’Università se si oppone al principale progetto politico del presidente del Consiglio? Meglio non farlo, e presentare l’emendamento al Senato.
Mussi annusa l’aria e a riparo di orecchie indiscrete confida: questo governo sta facendo più danni alla Ricerca che cinque anni di governo Berlusconi. Ma tace in attesa di vedere come verrà riformulato l’emendamento che lo riguarda.