Musso e Basso (Pdl): una via per don Gianni

(...) tricolore al posto giusto, c’è Claudio Burlando, c’è Alessandro Repetto, c’è Giorgio Guerello, c’è Roberta Pinotti, c’è Pierferdinando Casini.
C’è tanto, non tantissimo, Pdl - non c’è Berlusconi, ammalato, circostanza che provocherà una dura polemica da parte di Alberto Gagliardi - con Claudio Scajola, Sandro Bondi e Stefania Craxi per il governo; il capogruppo a Montecitorio Fabrizio Cicchitto; il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello; Michele Scandroglio, Roberto Cassinelli, Giorgio Bornacin, Sandro Biasotti, Gigi Grillo con gli occhi lucidissimi. E poi, Alfredo Biondi, negli anni azzurri certo non il migliore amico di don Gianni, ma molto commosso, da persona vera qual è. Sul sagrato, Biondi scherza amabilmente con il vicepresidente della Carige Pierluigi Vinai, con cui spesso e volentieri ha incrociato le spade dialettiche. E i loro sorrisi, sorrisi veri, sono il primo miracolo di don Gianni. Se si fa sotto un postulante per la causa di canonizzazione, è quasi fatta.
E poi parecchi consiglieri regionali, comunali e provinciali. Ma, soprattutto, la gente semplice, i militanti dei gazebo, le persone di Carignano, gli amici e i semplici curiosi dell’intelligenza di don Gianni, per cui le porte della casa di via Corsica erano sempre aperte.
Non sono tantissimi. Non è un funerale di folla. È un funerale di teste. Ci sono giornalisti di razza, anche protagonisti di diverbi televisivi recenti: c’è il nostro direttore Mario Giordano, che si conferma una volta di più uno vero; c’è Maurizio Belpietro che con don Gianni è stato compagno di strada sia da noi che a Panorama; c’è Gad Lerner, che lo ospitò spesso all’Infedele; c’è Renato Farina, ora deputato Pdl. Ci sono le grandi firme nazionali; mancano un po’ le piccole e piccolissime firme genovesi, anche alcune di quelle a cui aveva dato tanto.
Ci sono, soprattutto, gli amici di Ragionpolitica.it, la sua scuola di formazione telematica. Ci sono, distrutti, Gianteo, Aurora, Alessandro Gianmoena che sale sull’altare alla fine per leggere una poesia di don Gianni del giugno 1972: Ai confini del tempo. È visibilmente commosso, emozionatissimo, Alessandro, che con don Gianni ha passato tutti gli ultimi anni. E, quasi, al microfono, sussurra. Non tutti lo sentono. Proprio come non sentivano don Gianni e le sue parole strascicate, mangiate in una bulimia intellettuale che lo accompagnava anche nelle prediche, come ricorda bene don Rocco, che è il parroco: «Negli ultimi tempi alle sue messe andava pochissima gente. Diceva cose di una bellezza straordinaria, ma non sempre si riuscivano a capire in pieno». E non è certo un modo per sminuire la grandezza di don Gianni, ma una carezza dialettica di chi gli ha sempre voluto bene e che sa di dover raccontare un uomo e non un santino da funerale.
Così come non nasconde nulla il cardinale Bagnasco che, come sempre, vola altissimo. Ricordando la rottura con il suo maestro Siri, la sospensione a divinis e la confessione recente: «Don Gianni, spesso, recenemente, mi ha confidato il suo dolore per aver addolorato il suo cardinale. Oggi, nella luce di Dio, tutto si chiarisce e si purifica». Cita Nietzsche, Bagnasco. E a Gianni sarebbe piaciuto: «Richiamare le verità della nostra fede è quanto mai necessario oggi poichè il secolarismo diffuso, che non necessariamente nega Dio, in modo subdolo spinge a vivere come se Dio non ci fosse e tutto si riducesse alla vita terrena. Come se l’esistenza fosse solo una rapida sequenza di giorni, un’inarrestabile corsa verso il nulla. Come se la morte, come affermava Nietzsche, fosse la nostra “cupa compagna di viaggio“. Se l’uomo è effimero, anche la società sarà inevitabilmente effimera. In sostanza, senza l’anima, l’uomo è una “passione inutile“».
Parole così, un funerale così, sono già un ottimo motivo per dire di sì all’ottima idea di Enrico Musso ed Emanuele Basso per intitolargli una via o una piazza di Genova. Subito, se abbiamo dignità e memoria.