A Musso e Oliveri tanti applausi e più fondi

(...) Scajola insiste, e riceve un’altra ovazione: «Non vendiamo prodotti avariati, ma due calibri da novanta, che hanno grandi capacità, che possono davvero farci vincere». Quindi, rivolto direttamente ai candidati, ma anche alla platea dove siedono autorevoli rappresentanti della altre liste: «Dobbiamo - tuona l’ex ministro, da sempre vicino a Silvio Berlusconi - far capire ai nostri due candidati, ai nostri campioni che siamo con loro. Vero Sandro?». Biasotti, in prima fila, annuisce e applaude, e magari, chissà, pensa di ritoccare appena i suoi manifesti giganti che fanno bella mostra da qualche giorno in città. Non sarà l’unico accenno, quasi un duetto, che Scajola farà a Biasotti, «candidato vincente, glielo dicevo io che con lui eravamo cinque punti avanti, e avevo ragione!». Ma Scajola non s’accontenta e non trascura gli altri: pochi slogan, essenziali, ancor meno facili battute di spirito. Ricorda a tutti: non scherziamo, il momento è serio, si può e si deve vincere, ma bisogna impegnarsi cento volte di più di quello che sembra abbastanza. Poi dà le direttive, impartisce disposizioni: «Possiamo contare sull’effetto moltiplicatore, se Musso e Oliveri ce la fanno Genova può progredire, ma il loro successo, il nostro successo farà cadere entro ventiquattr’ore il governo Prodi. Sarà un voto di protesta che manderà a casa chi va contro l’interesse dei cittadini». Infine, la promessa, indirizzata in particolare a Musso che aveva alzato il grido di dolore - «più aiuto e più soldi per la campagna» - e ora gongola: «Va bene - dichiara Scajola - vuol dire che da domani ci metteremo ancora più impegno e anche qualche soldino in più».
La chiusura è fatta apposta per lasciare l’acquolina in bocca al popolo delle libertà: «Confermo: verrà fra due settimane Berlusconi, e siccome è un vero uomo che sa stare in mezzo alla gente, gli prepareremo una manifestazione originale, a sorpresa». Il pubblico fa la ola, il candidato sindaco di Arenzano, Giuseppe Mina, accompagnato da Maurizio Scajola, anch’egli in corsa alle amministrative, si spella le mani e incita i vicini di banco, mentre Fabio Costa, candidato a guidare il municipio Centro Ovest, cerca di abbandonare la poltrona per unirsi meglio al coro dei fans. Sono contagiati anche i parlamentari, il senatore Luigi Grillo e l’onorevole Enrico Nan, e Lorenzo Scandroglio, Roberto Cassinelli. E Alfredo Biondi, che fa sapere che si è dato da fare per ottenere il consiglio nazionale di Forza Italia a Genova. Si annuncia l’arrivo di Giulio Tremonti, in ritardo perché «bloccato dal traffico che, grazie alla sinistra, è diventato una consuetudine disgraziata per questa città». Pare un assist per introdurre Alberto Gagliardi, capolista di Forza Italia. Il «deputato chiamato Genova» ha utilizzato l’anno sabbatico - lui, appassionato di calcio, preferisce dire: la sosta in panchina - per ritemprare le forze e rispolverare l’analisi spietata sul «binario morto in cui le amministrazioni rosse, il sistema delle cooperative emiliane hanno condotto la Liguria e il suo capoluogo». Seguono e si prendono una buona dose di applausi, Pasquale Ottonello, presidente e ricandidato alla circoscrizione Medio levante, e Paolo Bianchini in rappresentanza dei candidati in Provincia. Ma sono Oliveri e Musso a capitalizzare di nuovo i consensi, con interventi brevi, ma rigorosi, che il pubblico, compatto, mostra di gradire. Chiude l’ex ministro l’economia, che alla fine è riuscito comunque a raggiungere il teatro: Tremonti parte dal locale e lo unisce strettamente al nazionale, diverte, punge, lancia messaggi chiari al governo e maltratta soprattutto Prodi e Rutelli. Salve di applausi anche per lui. Con una raccomandazione unanime, che viene da un giovane militante: «Trasformiamoli in voti».