Musso: «Ecco perché attacco una politica di nani e ballerine»

(...) di ignorare: la qualità del processo di scelta dei candidati al Parlamento. Che poi, a causa della legge elettorale vigente, di fatto vuol dire la scelta diretta dei parlamentari da parte dei partiti.
Grazie dunque al Giornale se alla fine sarà riuscito a rompere l'assordante silenzio ufficiale e a far luce su un processo decisionale opaco e segreto che, stando alle anticipazioni giornalistiche, rischia di generare liste piene di portaborse, capibastone, transfughi della sinistra, procaci soubrettes, presenzialisti televisivi: i «nani e ballerine» evocati a suo tempo, se non sbaglio, da Rino Formica.
Perché il punto è proprio questo: con questa legge, i partiti scelgono direttamente la quasi totalità degli eletti, in pratica senza passare dal voto. La lista bloccata premia infatti i primi candidati nell'ordine stabilito, senza preferenze, e solo la vittoria o sconfitta nazionale (o regionale, per il Senato) modifica, ma neppure troppo, il numero degli eletti di ciascuna lista. Vi sono dunque troppi candidati sicuri in partenza dell'elezione, quale che sia il risultato delle urne, e pochissimi davvero «incerti», ma sulla cui elezione poco o nulla incide l'elettore locale chiamato a votarli. E, a fondo lista, candidati di facciata ma senza possibilità. La possibilità di candidarsi in più circoscrizioni apre poi l'indegno mercato delle dimissioni, con cui i pluri-eletti decidono quali fra i trombati salvare, e quali sommergere.
Se dunque sono i partiti a nominare i parlamentari, è irrinunciabile che le loro decisioni siano maturate pubblicamente, e improntate a partecipazione e democrazia interna, e a trasparenza assoluta, senza che vi siano pacchetti di voti manovrati da scambi di favori o alleanze. Io non sono iscritto ad alcun partito, ma da quanto ho potuto capire, mi pare che queste condizioni non ricorrano spesso, né a destra né a sinistra. Un «caucus», una sorta di elezione primaria dei candidati da parte degli iscritti, riporterebbe la democrazia interna ed eliminerebbe la «delega permanente» a direttivi e segreterie, dove le ambizioni dei singoli prevalgono sulla volontà dei militanti. Per questo motivo avevo lanciato un appello in quel senso. Ma i destinatari non hanno neppure risposto, né - credo - lo faranno mai.
Non so se ciò aumenterebbe le mie quotazioni. Ma non mi interessa, e non è questo il punto. Se alziamo lo sguardo dalla mia privata risposta discutibilmente messa in piazza, scopriremo che non solo io, in questi giorni, mi sento preso in giro. Proviamo ad alzare lo sguardo dal dito, e a guardare la luna.
Per inciso, visto che della mia candidatura alla fine si è parlato: a quanto ne so, essa risulta indigesta solo ai dirigenti di Forza Italia ligure (con l'eccezione di Alfredo Biondi, che la sostiene). Tutti gli altri, a cominciare da Silvio Berlusconi l'anno scorso (dopo le elezioni), e poi quasi tutti i miei colleghi in Consiglio Comunale, e soprattutto gli straordinari attivisti e militanti, mi hanno fatto sentire il loro supporto e il loro appoggio, anche dopo la pubblicazione della lettera. Aggiungo che anche gli altri partiti che mi hanno candidato sindaco, e in particolare la dirigenza regionale e genovese di Alleanza Nazionale (oltre che, ben inteso, i colleghi consiglieri e tutti gli iscritti che ho incontrato) hanno sempre avuto nei miei confronti un comportamento correttissimo e leale, oltre che di forte sostegno.

Ringraziamo il professor Musso per l’intervento che ospitiamo volentieri. Ci preme solo precisare che non riteniamo di aver commesso alcun reato giacché la mail ci era arrivata dal suo stesso computer. E comunque, una volta ricevuta, abbiamo subito interpellato e dato voce al professore che, con molta correttezza e onestà, non ha ritrattato alcunché.