Musso guarda già oltre e pensa al nuovo Popolo

«Cosa ci posso fare se mi hanno invitato?». Cade dalle nuvole il senatore del Popolo della libertà Enrico Musso, alle critiche che sono piovute addosso al coordinatore regionale di Forza Italia Michele Scandroglio per l’invito rivolto al senatore (non iscritto al movimento azzurro) e l’esclusione dell’ex coordinatore regionale Enrico Nan. «Sinceramente non mi ero posto neanche il problema- dice Musso-. Non sono pratico di organismi di partito: mi hanno chiamato e ho partecipato senza farmi domande su chi doveva esserci o meno».
Lei però di Forza Italia non è mai stato?
«È altrettanto vero che sono stato scelto nelle liste del Pdl per volontà del ticket Berlusconi- Scajola. Non è che sia così esterno alla galassia azzurra»
Qual’è stato secondo lei lo scopo di quell’invito?
«Stiamo costruendo una realtà nuova. Nan fa osservazioni sul dato regionale e spiega che si sono persi dei voti. Forse è così, però io dico che in questo momento non dobbiamo fermarci sul dato quantitativo ma su quello qualitativo: la nascita di un grande partito moderato, suggelliamo una missione richiesta dalla gente».
Oggi in Forza Italia si discute di come traghettare il partito nel Popolo della libertà.
«Dobbiamo avviare quel processo di unificazione a tutti i livelli. Dai municipi al consiglio regionale è auspicabile che nascano i gruppi del Popolo della libertà perché si abbiano posizioni univoche ed uno spunto politico comune. Non sarà un processo in tempi brevi ma comunque necessario».
Eppoi ci sarà da strutturare un partito daccapo.
«Questo sarà un altro processo articolato e non facile. Se devo dirla tutta fuori dai denti, mi auguro che il Popolo della libertà non si metta a funzionare come Forza Italia».
Sarebbe a dire?
«Cioè che non sia un partito spiccatamente verticistico ma che abbia capacità di raccogliere le istanze della base senza le ingessature dei vecchi partiti».
Quale sarebbe questo modello a cui aspira?
«Un partito che si confronta con militanti ed elettori su quello che fa. Con le scorse politiche ci siamo resi conto di come la gente abbia scelto progetti concreti e non delle opinioni. Adesso il nostro compito è quello di andare in mezzo alle persone e spiegare i provvedimenti che adotta il governo ed il parlamento. Studiamoci le leggi, scendiamo per le strade, andiamo sul territorio per condividere le nostre strategie. Solo così può nascere davvero il Popolo della libertà».