Musso non rappresenta gli elettori

Caro Lussana, una volta di più i comportamenti e le asserzioni del senatore Musso quali appaiono nell’articolo de il Giornale di Genova del 13/8 lasciano sconcertati.
Egli si fa forte del fatto che rappresenterebbe quel terzo di elettori Pdl che non ha più votato Berlusconi. Ma questo significa che non rappresenta gli altri due terzi, ossia la maggioranza. Dunque un punto più di debolezza che di forza.
Non ci sarebbe contraddizione secondo lui tra la sua raccolta di firme «anti-Porcellum» ed il suo essere stato dal Pdl «collocato» in Senato grazie ad essa perché - asserisce - «quella era la legge». Ma così introduce implicitamente uno stato di necessità che non sussisteva. Era necessario che egli diventasse in qualche modo senatore? Se il Porcellum gli faceva così schifo, era libero di rimandare il progetto a migliore occasione.
L’aver votato in Senato contro il Popolo della Libertà che ve l’aveva piazzato non costituiva, a suo avviso, una buona ragione per dimettersi. Sì, perché «non poteva tradire quegli elettori di centrodestra che l’avevano votato».
Ma è molto verosimile che la prima e più importante aspettativa degli elettori fosse quella che lui in Senato si schierasse con e non già contro il Pdl, visto che era stato questo a volerlo lì e che essi si erano limitati, necessariamente, a «ratificarne» la nomina col loro voto.
Secondo lui, comportandosi come si è comportato, avrebbe interpretato il volere degli elettori. Ma dove attinge tanta sicurezza?
L’unico dato certo che abbiamo è che col loro voto gli elettori furono costretti a votare Musso se volevano, come volevano, votare Pdl.
Quindi, pretendere come fa Musso di interpretare coi suoi anomali voti contrari in Senato il volere degli elettori come se questi avessero votato in primis lui e di conseguenza il Pdl, è privo di senso.
Se poi Musso in certe occasioni non si sentiva, per coscienza, di votare col Pdl, non c’era che una cosa da fare: dimettersi.
E che dire del suo voler a tutti i costi mantenere il doppio incarico col Consiglio comunale di Genova? D’accordo, la legge è dalla sua parte, ma anche qui essa non gl’impediva di dimettersi, mossa che sarebbe stata quasi universalmente apprezzata.
Infine tralascio ogni commento sulla sua decisione di cercare le firme suddette tra le fila della sinistra, anche estrema, in occasione di «Feste dell’Unità», «notti bianche» ed affini. Dico solo che anche questa mossa non mi piace per niente.