Musso sì o no? Avevate ragione, chi se ne importa

Musso sì, Musso no, Musso, sinceramente, chisseneimporta?
Stiamo diventando lo specchio del travaglismo. Quelli non vivono senza Berlusconi mentre qui sembra non si riesca ad impostare uno straccio di prospettiva politica senza prescindere dal chiederci se la dovrà fare Musso. Il Giornale, con un colpo di genio di Lussana, aveva dato il giusto valore alle figurine: zero!
Ricominciamo a parlare di idee. Invece no: tutti i quotidiani genovesi dedicano almeno tre colonne al mussismo e noi dietro. Vorrei lanciare a tutto il centrodestra, i suoi militanti, i suoi dirigenti un'esortazione: dimenticatevi Musso. Tanto, ammesso e non concesso che la situazione nazionale si riconfiguri a suo vantaggio e riesca a candidarsi, Enrico non è e non sarà mai un sindaco di centrodestra. Lo sarebbe per il centrosinistra. Un lavacro per la coscienza di quel 51% che si vergogna ogni mattina al bar di dire per chi votò due anni fa.
Lo evidenziano le sue stime, le sue frequentazioni, alcuni dichiarati potenziali assessori della sua ipotetica giunta che sarebbe malauguratamente simile all'attuale o, di più, alla precedente. Gente che sta al liberismo e all'impresa vera, piccola libera e non protetta dalle amicizie nelle amministrazioni, come la rana Kermit ad un concerto di musica da camera. Diffido delle capacità di sviluppo amministrativo di una città di chi entra nello Stato a 5 anni e ne esce in pensione sia studente, insegnante, preside o professore, impiegato, dirigente o magistrato. Gente che mai si scontra con la paura di restare a casa dalla mattina alla sera con quell'oppressione quotidiana del produrre dal nulla che porta, però, alle grandi idee. Nati e cresciuti in una riserva protetta che si lanciano a gestire la giungla.
Genova sperimenta queste eccellenze prestate alla carica di sindaco da oltre vent'anni con risultati straordinari: 250mila residenti in meno. PIL disastrato. PMI in chiusura a raffica. Beni comunali al fallimento. Cemento, cemento e tanto tanto cemento. In un paese in cui il costo del lavoro è tra i più alti al mondo e da cui le industrie fuggono, una città in cui non si riesce a fare una strada a Sant'Ilario figurarsi portar via container, l'alta tecnologia si pensa in Usa o in Germania ma si sviluppa in India o in Cekia perché costa la metà, cosa proponiamo, noi? Industria, porto ed high-tech? Di nuovo? Ma per cortesia!
Fermi tutti, allora. Iniziamo a pensare ad una proposta, anzi: ad una visione. Qual'è la nostra idea di città tra dieci anni? Chi ci darà quella visione sarà il più indicato a metterci la faccia davanti agli elettori.
Con tutto il nostro sostegno.