Musso Sbatte la porta, ma piano: «Resto senatore, me l’ha chiesto il Pdl»

di Ferruccio Repetti

Se ne va dal Popolo della libertà, ma non entra - per ora - in Futuro e libertà. E comunque, non dà le dimissioni dal Senato, né dal consiglio comunale di Genova, ma aderisce (in entrambi i casi) al Gruppo Misto. Enrico Musso s’è deciso. Si può ben dire: finalmente. In questo senso, ci sta che non l’abbia comunicato al Giornale (il nostro Federico Casabella l’aveva cercato più volte sul cellulare), nelle stesse ore in cui concedeva interviste a destra e a manca (magari più a manca che a destra) con l’annuncio ufficiale delle dimissioni, mentre a questa redazione manifestava ancora dubbi e incertezze non meglio definite. Incertezze che fino a poche ore fa, nell’animo del senatore così «tormentoso e tormentato», da poeta romantico dell’Ottocento più che da statista del Terzo Millennio, erano condite di riflessioni, distinguo, ripensamenti, e sono poi culminate in un decisivo colloquio privato, pare addirittura di tre quarti d’ora, saluti esclusi, con il presidente Silvio Berlusconi. (...)