Musso: «Tengo testa a Silvio ma vincerò Genova per lui»

Il «campione» del centrodestra spiega la sua rivoluzione

(...) Quanto alla sua idea di città, non gli serve parlare della discontinuità più volte annunciata da SuperMarta «ma che la gente al mercato non sa cosa sia», per spiegarti che più che altro sarà rivoluzione. Enrico Musso è forse l’unico tecnico non noioso della storia dei tecnici, e si sottopone al terzo grado mentre fuori della porta studenti e collaboratori universitari fanno pressing.
Professore, diciamolo: ma chi gliel’ha fatto fare?
«Non voglio sembrare presuntuoso, ma ho deciso di mettere a disposizione le mie competenze, e un progetto nuovo. Il centrosinistra è prigioniero dei suoi schemi. Sia chiaro: risolvere problemi banali non è banale, ma da qui, con l’indipendenza che mi è stata offerta, penso che si possa rinnovare davvero Genova: la pratica è la sola via per arrivare alla verità, diceva Deng Xiaoping».
Ecco, vede che lei è comunista?
«Alcuni quotidiani hanno cercato di farmi apparire incoerente».
Lo dica una volta per tutte: quella frase su Berlusconi iattura per l’Italia lei l’ha mai pronunciata?
«Non in quei termini».
E allora perché non ha smentito subito?
«Lo ammetto: non avevo letto l’articolo. Comunque è vero che io su Berlusconi ho espresso posizioni critiche a volte, così come su qualche provvedimento del suo governo, anche nell’incontro di un paio di giorni fa».
Lei è andato ad Arcore a criticare Berlusconi?
«Sono l’unico che osa dissentire (ride). Lui del resto non mi è parso choccato. E poi, da professionista, ho criticato anche il centrosinistra».
Se glielo avesse offerto avrebbe fatto il candidato dell’Unione?
«Ma no, lì vince sempre una logica di spartizione dei posti, la dice lunga il fatto che non lo abbiano chiesto nemmeno a Zara: chi non ha la tessera non conta per loro».
È vero che la prima giunta Pericu le offrì un posto da assessore al Bilancio?
«Mi chiamò una volta Fabio Morchio per sondare la mia disponibilità, rifiutai perché le Finanze non sono il mio settore. Ed ero concentrato sulla mia specializzazione universitaria»
E cioè logistica, trasporti, urbanistica. Ovvio che lei è a favore del Terzo Valico.
«Ovvio ma chiariamo: il Terzo Valico non è la sola cosa che serva. Non basta aumentare il volume di traffici, è importante realizzare una rete di relazioni fra imprese e attività professionali indotte, costruendo buona occupazione per fermare la fuga dei giovani cervelli e perché Genova sarà capitale dello shipping non per il Terzo valico, ma perché le imprese hanno il vantaggio a stare qui».
Marta Vincenzi parla di «cittàporto».
«La sfido a spiegare in inglese la differenza fra città portuale e città porto. Questo è politichese, la verità è che Genova deve saper esprimere le proprie capacità di attrazione di attività economiche, anche rendendosi più bella esteticamente e più efficiente. Non ci si può candidare a polo hi-tech se poi qui si vive male».
O se i bus non funzionano.
«Il trasporto pubblico va incrementato: all’inizio sarà più costoso, ma poi sull’efficienza si guadagna. Quello che sta facendo il Comune per scoraggiare il traffico privato invece è inutile, tanto varrebbe mettere cecchini per le strade e sparare agli automobilisti. Del resto le aziende comunali nel loro complesso vanno ripensate, perché oggi sono scatole cinesi che danno servizi scadenti a costi elevati».
Parole d’ordine?
«Liberalizzazione, gare che mettano in gioco i privati, aumento della produzione. E consigli di amministrazione accessibili a tutti, non solo a chi ha entrature politiche».
E come pensa di riuscirci?
«Ogni cittadino deve potersi candidare presentando il suo curriculum, e quindi deve essere informato sull’esistenza di molti Cda che oggi non vengono pubblicizzati».
Trasparenza.
«Esatto, anche sull’operato dei politici e degli amministratori, che va sorvegliato sempre. I cittadini devono entrare nella stanza dei bottoni, attraverso agenzie o commissioni di valutazione indipendenti».
Nel suo programma ci sarà l’inceneritore?
«Un termovalorizzatore è una cosa giusta da fare, se ad alta tecnologia e gestito in efficienza, ma è un dossier che va studiato bene. Io comunque svilupperò molto il tema dell’energia. Per esempio siamo la città più ventosa d’Europa dopo Lisbona ma abbiamo solo quattro pale eoliche che vanno a elettricità. Io vorrei vedere mulini a vento su ogni colina genovese».
Fondazione Carige, partita persa o vinta?
«La questione dell’asse bipartisan non mi scandalizza: i patti se servono per governare bene e non a spartirsi risorse pubbliche sono positivi. A me pare che siano entrate persone di alta levatura».
Quanto spenderà per la sua campagna elettorale?
«Ogni centesimo che riuscirò a raccogliere, perché io vivo solo con il mio stipendio».
Avanti gli sponsor allora.
«Ecco, avanti gli sponsor».