Mussolini e Maria José di Savoia furono amanti

Maria José di Savoia e Benito Mussolini sono stati amanti (ma forse sarebbe meglio dire: «sarebbero stati»): confermare quanto finora era solo sussurrato è una lettera pubblicata dal settimanale Oggi, nel numero in edicola da oggi, dove si parla apertamente di quella relazione, conosciuta anche dalla moglie di Mussolini, Rachele. La lettera è firmata da Romano Mussolini, il figlio del Duce morto cinque anni fa, risale al 1971 ed è indirizzata ad Antonio Terzi, già vicedirettore del Corriere della sera. Di recente è stata trovata dal figlio di Terzi. Scrive Romano Mussolini nella lettera: «Posso in perfetta buona fede confermare che spesso in casa nostra si è parlato dei rapporti sia politici sia sentimentali tra Maria José e mio padre, e ti posso dire con sincerità che mia madre a tale proposito è stata sempre (anche se coi logici riserbi) assai esplicita: tra mio padre e l’allora Principessa di Piemonte v’è stato un breve periodo di relazione sentimentale intima, poi credo sicuramente interrotta per volontà di mio Padre». L’autenticità della lettera è stata confermata al settimanale Oggi da Maria Scicolone, ex moglie di Romano Mussolini. A parte quelle scattate durante le cerimonie e le altre situazioni ufficiali, le foto che ritraggono insieme il capo del governo e la principessa di Piemonte sono molto rare. Una delle poche pubblicate è del 1935 e li immortala, insieme con altre persone, a un saggio di equitazione.
Maria Josè di Savoia, nata Sassonia-Coburgo-Gotha, era figlia del re del Belgio Alberto I e aveva sposato, secondo quanto avevano deciso i suoi genitori quando era ancora bambina, il futuro re d’Italia l’8 gennaio del 1930. La relazione tra Mussolini e Maria Josè risale molto probabilmente ai primi anni Trenta. Secondo la storiografia, Mussolini ebbe verso Maria Josè, che arrivata in Italia si adeguò ai buoni rapporti tra la casa reale e il Duce, un atteggiamento contraddistinto da freddezza. La fece sorvegliare e chiese al capo della polizia, Arturo Bocchini, di informarlo su ogni suo incontro e ogni sua iniziativa. Alla stampa fece dare disposizione che Umberto e Maria Josè non venissero mai definiti «principi ereditari» ma solo «principi di Piemonte».