Mussolini: «Quante galline... Si deve lavorare in gruppo»

«È un male che colpisce tutto il centrodestra. E la Brambilla sbaglia ad attaccare i “parrucconi” di Fi»

da Roma

«Basta. Qui ci sono troppe galline».
Cioè, onorevole Mussolini, secondo lei la destra è diventata un pollaio?
«Purtroppo in parte è così. Si starnazza troppo e si lavora insieme troppo poco. Ecco, è come quando in una squadra di calcio...».
... manca l’amalgama.
«Esatto. Manca il gruppo, il collettivo. Troppe rivalità, troppi protagonismi, troppo spazio al singolo: la squadra soffre. E badi bene, questo discorso non riguarda soltanto la destra, ma tutto il centrodestra. Si inseguono vantaggi personali minimi a scapito dell’interesse generale».
Parla della Santanchè?
«No, lei non c’entra».
Allora con chi ce l’ha?
«Mah. Forse con Michela Brambilla, che ha attaccato i “parrucconi” di Forza Italia. Ingiustamente secondo me, perché Fi non è un partito di plastica ma ha ormai una vera classe dirigente. Insomma, secondo me le donne della Cdl, o ex Cdl, dovrebbero darsi tutte una regolata, rinunciando al protagonismo e ritagliandosi un ruolo di pacificazione e mediazione».
Intanto però pare di assistere a una grande fuga femminile da An.
«Grande fuga... Certo, ci sono stati dei fenomeni sgradevoli. Donne elette grazie ai voti di Alleanza nazionale e che poi fanno delle scelte diverse, seguendo il proprio tornaconto del momento».
Ma perché se ne vanno?
«Perché sono opportuniste. Però non bisogna sopravvalutarne la portata. Non è un terremoto, solo qualche piccolo smottamento limitato, locale».
È l’effetto delle ultime scelte di Fini?
«Direi che è la conseguenza di una condizione più generale, di una difficoltà obiettiva del centrodestra. Siamo sinceri: la situazione non è proprio sotto controllo».
Quindi le liti hanno ripercussioni sui quadri e sui militanti? E anche sulle donne?
«Vede, è come quando c’è una coppia in crisi. Volano i piatti, si dicono parole grosse, si fanno gesti inconsulti. Ora stiamo attraversando la fase acuta, ma io sono fiduciosa per il futuro, forse il matrimonio non è ancora andato in frantumi. Anzi, nel mio piccolo mi sto dando da fare, grazie ai miei ottimi rapporti sia con Berlusconi sia con Fini, per dare un segnale di speranza. Le donne, invece di agitarsi, dovrebbero contribuire a cercare di ricucire. Dovrebbero fare come quelle di sinistra, che sono più abituate a lavorare in gruppo».
Vuole fare la mediatrice?
«Io sono equidistante. E poi litigano i grandi partiti, non i piccoli. Berlusconi dice di non poterne più dei ricatti, ma questo certo non riguarda noi di As. Però occorre cambiare registro e smetterla con queste divisioni. Altrimenti l’unica conseguenza concreta sarà quella di consegnare l’Italia al centrosinistra. Vinceranno senza nemmeno giocare la partita. Ha visto Prodi? Era quasi sepolto, siamo riusciti a resuscitarlo».
E mentre c’è chi scappa da An, lei si riavvicina.
«Sì. Io sono per il bipolarismo e non per il bipartistismo e credo che il popolo di centrodestra debba avere tante diverse bandiere, non una sola».
Ma a San Babila non c’era.
«No, perché era una manifestazione anti-Berlusconi. E io sono equidistante».