Mussolini, il ricattatore si rivolse a Palazzo Chigi

Politica e veleni: indagato l'impresario del "partito degli artisti" che ammette di aver inviato una mail al governo, ma nega di avere il video. Fiore: il filmato non esiste. E querela "il Giornale"

Roma - Il tentativo di ricatto c’è stato, del video oggetto della richiesta di denaro invece non c’è traccia. La Procura lo sta cercando, anche se dubita della sua esistenza. I magistrati vogliono chiarire soprattutto chi e perché avesse interesse a gettare fango su Alessandra Mussolini e Roberto Fiore mettendo in giro le voci dell’esistenza di un filmato che ritrarrebbe l’onorevole del Pdl in intimità con il leader di Forza Nuova.

L’inchiesta del pm Pietro Saviotti ha ripreso vigore lo scorso 27 novembre, quando Il Giornale ha parlato per la prima volta di un ricatto a luci rosse di cui sarebbero stati vittime la Mussolini e Fiore. Il video ci era stato offerto telefonicamente, ma lo avevamo rifiutato ancor prima di visionarlo. Dopo, però, la notizia è stata lanciata da Indymedia, un sito di area no global, ed è rimbalzata in Transatlantico. Di qui la decisione di raccontare l’ultima faida a colpi di rivelazioni intime, pur con tutte le cautele del caso. A piazzale Clodio, invece, già a settembre sapevano che qualcuno stava cercando di arricchirsi con uno sgangherato tentativo di ricatto ai danni di due politici non meglio identificati: era stata la presidenza del Consiglio ad avvertire gli inquirenti di aver ricevuto una mail in cui un uomo descriveva le immagini di un video che «ritrae un parlamentare europeo e una deputata che fanno sesso».

Niente nomi nella segnalazione, che finora era stata di fatto accantonata per la difficoltà di trovare riscontri. Ora, invece, il fascicolo è tornato in cima alle priorità del pm, che indaga per tentata estorsione e ha iscritto un nome sul registro degli indagati: è quello di Andrea Cacciotti, esponente del cosiddetto «Partito degli artisti», sedicente produttore cinematografico con più di un precedente per truffa. Fu lui, in primavera, ad annunciare che Fabrizio Corona si sarebbe presentato alle europee, anche se ora il fotografo dei vip nega di conoscerlo. Rintracciato e interrogato dalla Digos, Cacciotti ha ammesso di aver inviato la mail perché sperava che Berlusconi fosse interessato al video e disposto a pagare per impedirne la diffusione. Un milione, la sua richiesta. Ma avrebbe fatto solo da intermediario. Il filmato - girato a quanto pare con un telefonino e non registrato dalle telecamere interne della sede romana di Forza Nuova, come detto finora - gli sarebbe stato mostrato da due persone che non sarebbe in grado di riconoscere. Anche a suggerirgli l’identità dei protagonisti, i cui volti non sarebbero chiaramente riconoscibili, sarebbero stati i suoi interlocutori. La versione, certo, non è tra le più convincenti. E infatti Saviotti aspetta gli esiti degli accertamenti disposti sul computer e sul telefonino dell’indagato per convocarlo in Procura. La polizia postale li sta analizzando per capire se il video del ricatto esista veramente e se Cacciotti abbia agito da solo o se, come dice, si sia soltanto prestato a piazzare il filmato.

Oggi Roberto Fiore, che presto sarà ascoltato dal pm assieme alla Mussolini, depositerà una denuncia per diffamazione nella quale accennerà anche al clima avvelenato che da un anno e mezzo avverte intorno a sé e alla deputata del Pdl. «È ovvio che questo video non esiste ma che qualcuno ne parla come se ci fosse», commenta l’avvocato Stefano Fiore, fratello del leader di Forza Nuova. Che ha annunciato al Giornale una querela milionaria. La Mussolini, invece, ha chiesto a Feltri, durante la trasmissione La vita in diretta, su Rai Uno, di devolvere in beneficenza la somma ottenuta dalle copie extra vendute con la rivelazione del video, contestando di non essere stata contattata prima della pubblicazione dell’articolo. Dettaglio non esatto, perché giovedì scorso è stata contattata, eccome. Peccato che l’onorevole al Giornale abbia rifiutato qualsiasi commento. A parlarci, dopo averla tanto cercata, è stato l’autore del pezzo, Gianni Pennacchi, che ieri in trasmissione ha avuto un lungo battibecco con lei.

La Mussolini criticava la decisione del Giornale, un quotidiano che riteneva amico, di pubblicare la notizia, «dandogli un taglio hard», senza prima verificarla. Il giornalista ha cercato invano di spiegare che il video era da giorni oggetto di chiacchiere nei salotti di Montecitorio e che il semplice fatto che qualcuno avesse cercato di ricattare un parlamentare costituisse di per sé una notizia che non si poteva ignorare. Una versione che Pennacchi ha fatto fatica ad esporre davanti a una Mussolini su di giri. «Cerchiamo di trarre da una storia falsa e squallida almeno un risultato positivo - ha detto il deputato prima di lasciare platealmente lo studio - Feltri mi dia il di più che ha guadagnato con quell’articolo. Vorrei sapere dal direttore chi gli ha detto di scriverlo».