La Mussolini: «Vespa? È mio zio»

Guido Mattioni

È la televisione, ragazzi! Dove finzione e realtà - scusate, fiction e reality - sempre più di frequente si mescolano, si incrociano, si sovrappongono in una copula di parole e immagini spesso fine a se stessa. E in cui è sempre più difficile capire dove finisca l’una (la finzione) e dove inizi l’altra (la realtà).
L’ultima l’avevano buttata lì quelli di Striscia la notizia, pochi giorni fa: «Bruno Vespa - era il loro scoop - è il figlio di Benito Mussolini». Il quadro storico oggettivo era quello del luglio ’43, quando dopo la caduta del fascismo il Duce fu condotto prigioniero a Campo Imperatore, in Abruzzo. Il quadro soggettivo, quello della «banda Ricci», è che proprio tra quelle montagne Mussolini avrebbe dato l’ennesima prova di italica vigoria concependo un bimbo: che sarebbe, appunto, Bruno Vespa.
Storia? Finzione? Forse soltanto cazzeggio catodico. Ma basta e avanza, comunque, per recapitare un Tapiro d’oro al conduttore di Porta a Porta. Che da uomo di spirito sta al gioco, commentando divertito il siparietto di fotografie sue e del Duce preparate dal tg satirico. Immagini i cui vengono messe a confronto le volitività dei menti, le pensosità degli sguardi e le carnosità delle labbra del presunto padre e del supposto figlio.
Tutto finito lì, tra una stretta di mano, una dedica a Staffelli su una copia dell’ultimo libro del conduttore e un divertito rifiuto a sottoporsi alla prova del Dna? No, ieri seconda puntata. «È vero, non dobbiamo fare il test del Dna di Vespa. Vespa è mio zio». La dichiarazione irrompe a tarda sera - imprevista e imprevedibile - sul siparietto catodico di Markette, irriverente trasmissione dell’irriverentissimo Piero Chiambretti, su La7. A farla è Alessandra Mussolini, indubitabile nipote del Duce. Ovvero carne della sua carne, sangue del suo sangue.
«Lui (Vespa, ndr) è del ramo con i nei della famiglia Mussolini - spiega celiando la parlamentare europea -. Io sono del ramo senza nei, ma è mio zio, è lui, glielo dobbiamo dire chiaro. La mascella è uguale, è identico negli occhi, lo sguardo, questa bocca, queste labbra... quello è il figlio, è mio zio».
E questa, verrebbe da aggiungere, è la tv che ci sorbiamo. Se non fosse che... Che l’intervistatore della procace nipotina, lo storico e giornalista Giordano Bruno Guerri, raggiunto dal Giornale, aggiunge qualcosa che non è «pettegolezzo». Sono invece sue letture. Ricordi di letture. «In un suo scritto del ’43, mentre lo trasportavano da un luogo di prigionia all’altro - ricostruisce Guerri - Mussolini fa riferimento preciso al soggiorno a Campo Imperatore, in Abruzzo, menzionando il clima sempre brutto e sottolineando la tristezza del luogo. Tristezza mitigata dall’unico conforto di una “gentile signora Vespa”, una donna sfollata, con il marito al fronte, che lavorava proprio in quell’unico albergone della località montana abruzzese».
Se quella è la televisione e questa è la storia, è anche vero che un cognome, per quanto il medesimo, non significa nulla. E per essere corretti, l’ultima parola non potevamo che darla al diretto interessato, Bruno Vespa. Che colto un attimo prima di infilarsi in studio a registrare, confermandosi uomo di spirito, se la cava brillantemente. «Ricordo bene che ad Assergi, a prendere la funivia, accompagnai io stesso la mamma. Ero un bambino in attesa di fare la primina. Solo che tutto ciò accadeva sei anni dopo i fatti in questione. La Mussolini invece conferma? Beh, siccome la somiglianza c’è, sapete che vi dico: che la adotto io. Sì, la adotto, perché è mia nipote».
Guido Mattioni